Di Tourette, scuola, home school e metodi di studio

Di Tourette, scuola, home school e metodi di studio

 

Non sono mai stato un amante della scuola. Forse per colpa della mia Tourette, forse del mio carattere. Chissà poi dove si trova il confine tra le due… Comunque, ero sempre sulla media del 7, o del 7 1/2, ma non l’ho mai seguita con passione. Non mi sono mai piaciuti i metodi di studio estremamente nozionistici e non mi è mai piaciuta la “strategia della tensione” attuata da molti professori (o pseudotali).

Compiti in classe a sorpresa, interrogazioni improvvise, montagne di compiti a casa e in vacanza. Con quali risultati, poi?

Ecco, oggi voglio parlare di questo, prendendo spunto da un interessantissimo articolo pubblicato sull’ultima edizione della rivista mensile “Mente & Cervello“.

Dicevo di me…

Ho sempre avuto un approccio molto “controcorrente” allo studio, mettiamola così. Adoro studiare, è una delle attività che mi dà più soddisfazione. Quindi non posso essere considerato “svogliato”. Ma è il metodo che fa la differenza. E la scuola è sempre stata un problema, per me, anche se non lo davo a vedere, specie da bambino.

La posizione più comoda che conoscevo per concentrarmi e studiare, ad esempio, era: sedere su una sedia, sbattere il libro a terra e leggerlo da chinato. Ovviamente non era molto apprezzata dagli insegnanti. Ma solo così mi concentravo. Dunque: collisione. E non ho mai amato leggere libri dall’inizio alla fine in modo lineare (se si esclude la narrativa). Non ci riesco!

C’erano (e ci sono), dunque, dei metodi di studio che mi aiutavano più di altri. Però non erano amati dagli insegnanti. Come, ad esempio, creare collegamenti con argomenti che non si trovavano nei libri, ma in TV, al cinema e così via. Scrivere delle parole su un foglio di carta e leggerle per ricordarmi di cosa parlare (non erano appunti, ma solo parole chiave). E odio sottolineare…

A proposito… uno dei motivi che mi ha spinto a lasciare l’università italiana è stata proprio la propensione a specifici diktat di alcuni professori, che mi facevano saltare i nervi. Io odio rovinare i libri con sottolineature e “orecchie”. E, peraltro, le sottolineature non mi aiutano a ricordare, anzi… Ma loro non volevano vedere libri intonsi. E, se li vedevano, automaticamente ti scalavano punti.

Così, nella maggior parte degli esami, dove avrei dovuto avere 30, mi sono ritrovato con un 28 o, peggio, con un 25.

Perché non volevano incentivare il mercato dell’usato, dato che i libri erano scritti da loro e temevano che io potessi rivendermeli a buon prezzo, nuovi nuovi? Non lo so. So solo che, un paio di volte, ho reagito non proprio bene a questi diktat. La cosa grave è che, seppur ora stia parlando di me, la mia esperienza personale, con le dovute sfumature, è comune a molti tourettici e studenti “speciali”, o “fuori dagli schemi”.

Allora? Come aggirare il problema? Ci sono metodi di studio che aiutano più di altri? Ci sono scuole che fanno al caso nostro?

La risposta è “sì”!

 

SCUOLE ALTERNATIVE

Complici anche i tagli all’istruzione e riforme non proprio geniali, sempre più italiani decidono di studiare, o far studiare i propri figli, in scuole alternative alle classiche. E non è la moda dell’anno. Già da tempo funziona così. Basti pensare che, nel 2010, erano già più di 50mila gli studenti “alternativi”.

Ma quali sono queste alternative?

Ce ne sono molte. Si va dalle scuole che fanno capo al metodo Montessori, passando per quelle eredità di Steiner, per arrivare a famiglie organizzate a tal punto da creare istituti autogestiti e autofinanziati, finendo con la home school.

Ma qual è la migliore? Dipende, dipende da ciò che si cerca. Di solito, chi si affida a questo tipo di istruzione vuole avere, o dare ai propri figli, un’istruzione completa in perfetta serenità. Un luogo in cui non vi sia solo una crescita culturale, ma anche un armonico sviluppo personale, psicologico, emotivo.

In queste scuole sono gli studenti a essere al centro del programma e dell’attenzione, non gli adulti. Si dà credito all’arte, allo sport e a tutto ciò che, come detto prima, garantisca uno sviluppo armonico e sereno dello studente.

La domanda è: ma se scelgo l’home school, o le scuole autogestite, poi lo Stato riconosce gli anni di studio? Certo che sì, tanto che è possibile effettuare dei regolari esami di Stato, insieme agli studenti delle scuole “tradizionali”.

Ecco un sito da cui partire per ulteriori ricerche, ed eccone un altro, e un altro, e uno ancora. Insomma, basta cercare…

 

METODI DI STUDIO FUNZIONALI

E quali sono i metodi di studio che funzionano meglio, permettendo un miglior apprendimento? Torniamo all’articolo di “Mente & Cervello” di cui ti parlavo sopra, per rispondere.

Sono stati presi in considerazione oltre 700 articoli scientifici dedicati a 10 comuni tecniche di studio, verificando che il miglior metodo di studio, per assimilare le informazioni è l’interrogazione di riepilogo. Non si tratta delle interrogazioni in classe, quelle degli insegnanti, ma di ripassi fatti per conto proprio, fuori dalle sedi scolastiche.

Come? Attraverso schede di domande, o materiale multimediale. Autointerrogarsi, dunque, pare essere il metodo di studio migliore per assimilare in breve tempo concetti, anche complessi.

Così come lo è, al secondo posto, la “pratica distribuita“. In cosa consiste? Semplicemente nel distribuire lo studio nel tempo. Gli esperimenti scientifici fatti sugli studenti, infatti, hanno verificato che studiare (e ristudiare anche le stesse cose), distribuendo l’attività nel tempo, aiuta a migliorare l’apprendimento.

Al terzo posto: interrogazione con elaborazione. Consiste nello spingere gli studenti a rispondere ad alcuni “perché”. Questa pratica costringe la nostra mente a creare inferenze, collegamenti, a fornire spiegazioni e interiorizzare i concetti.

E chi c’è agli ultimi posti? Proprio i metodi più “blasonati”: le sottolineature e le abbuffate di studio i giorni prima dell’esame. Capito? E non lo dice Roberto Tartaglia, ma professionisti che hanno condotto esperimenti mirati e comprovati.

Piccola aggiunta personale. Io trovo molto efficace anche il ripetere ciò che ho studiato, come se dovessi spiegarlo al pubblico di un convegno, o come se mi trovassi in un talk show e dovessi esporre quei concetti. Una sorta di interrogazione di riepilogo modificata, insomma.

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