Thriller gratis numero 1: Cinque passi
Tempo di lettura: 2 minuti

Thriller gratis numero 1: Cinque passi

 

Ed eccoci nella nuova rubrica “Racconti”. Thriller gratis per tutti, scritti da lettori e lettrici del sito.

Ebbene sì, chiunque può inviare il suo racconto, iscrivendosi gratuitamente alla newsletter tramite il box che c’è nella home page di questo sito. Le regole per pubblicare? Poche e chiare:

  • Il racconto dovrà essere di genere o sottogenere thriller.
  • I Diritti d’Autore dovranno essere di proprietà di chi invierà il testo. Ogni violazione sarà esclusivamente sua responsabilità.
  • Il thriller non dovrà superare le 10.000 battute (spazi esclusi, ovviamente).
  • Il thriller dovrà essere scritto in un italiano corretto, senza errori.
  • Il thriller non dovrà presentare parolacce, bestemmie o altri elementi che possano offendere la morale altrui e/o impedirne la lettura a minorenni.
  • Ogni autore/autrice, potrà inviare un solo racconto al mese, per permettere a tutti di pubblicare.
  • Pubblicare un racconto in questa sezione vuol dire, automaticamente, fornire a chiunque lo desideri, il consenso a diffonderlo nel mare del Web, senza scopo di lucro.

Tutto qui. Il resto è divertimento.

Come ovvio, tocca a me aprire questa nuova sezione. E lo faccio con un thriller di sole 1.861 battute. Un racconto che ha riscosso molto successo. Non solo per la sua drammaticità, ma anche per lo strambo numero di battute.

Questo è dovuto al fatto che il testo, nel 2011, è stato scelto per essere inserito all’interno di una raccolta di mini racconti, pubblicata dalla Ego Edizioni in onore dei 150 anni dell’unità d’Italia (avvenuta, appunto, nel 1861).

Buona lettura e… buona scrittura, allora. Aspetto i tuoi testi! 😉

Cinque passi

TITOLO: CINQUE PASSI

AUTORE: ROBERTO P. TARTAGLIA

NUMERO BATTUTE: 1.861

GENERE: DRAMA THRILLER

 

Aveva sceso le scale urlando lasciami stare. Ivan era rimasto sul divano con le mani tra i capelli. Erano passati giorni, ma lo ricordava ancora bene. Eccome.

Anni di convivenza buttati nel cesso. Così, con un lasciami stare. Avesse aggiunto brutto stronzo! No, nemmeno quello. Doveva finire perché era la sua decisione, ogni spiegazione l’aveva ritenuta superflua.

Il ragazzo tirò su col naso e strizzò gli occhi umidi di dolore.

«La Padania ha una sua storia!» urlava la TV.

Non poteva ancora crederci. Come quando senti al TG di un infanticidio e pensi non è possibile. Come quando vedi scene di guerra e credi che non esistano. Come quando t’illudi che il destino possa riservare dolori solo agli altri. E poi ti svegli dal sogno, per comprendere che quegli altri possiamo diventare noi. E allora ti dici: sì, tutto è possibile.

«Non parteciperemo ai festeggiamenti dei 150 anni di Italia!». Guardò la TV con un senso di schifo. Gli faceva schifo tutto. I sacrifici, le gioie, i dolori.

Aveva condiviso con Irene una vita, o almeno così la vedeva lui. Una vita di speranze e progetti. Molti sacrifici e diverse gioie. Ma era stato fatto tutto insieme. I meriti e le colpe erano di entrambi.

Da quel giorno non più. Non più.

Ognuno riprendeva i propri meriti e le proprie colpe. Ma avevano ancora valore? Lo avevano ancora adesso che ognuno tornava per la propria strada? Aveva senso aver faticato e sofferto tanto per tutto quello che avevano costruito insieme e che ora non esisteva più?

No, non lo aveva. Si alzò. Cinque passi. Solo cinque.

Tanto lo separava dal balcone. Guardò giù da quell’undicesimo piano. La città festeggiava. Festeggiava un’Italia unita contro la volontà di alcuni. Un’unità che non gli apparteneva più.

Quei visi sorridenti, la parata musicale.

Chiuse gli occhi e spiccò il volo.

Ma un uomo non ha le ali.

Non più dopo aver sofferto l’abbandono.

4 Commenti

  • vincenza Posted 1 Dicembre 2013 19:39

    …!!!
    la cosa più bella di questo mini racconto, non è tanto il racconto in se, la cosa più bella di questo racconto è che si sentono i rumori dei festeggiamenti nella strada.
    Si sente l’odore della pelle bagnata dalle lacrime non trattenute, nemmeno per orgoglio.
    E mentre la tua mente osserva il suo volo, il tempo si ferma e si sente il rumore delle ali spezzate che volteggiano insieme alla camicia slacciata…..

    • Roberto P. Tartaglia Posted 2 Dicembre 2013 09:03

      Wow! Grazie Vincenza!
      In realtà, con le tue bellissime parole, hai completato il racconto.
      L’hai reso ancor più vivo. Più emozionante.
      Evidentemente sei un’appassionata scrittrice.
      Qualora non lo fossi, dovresti cominciare subito!

      RT

  • simone Posted 14 Marzo 2014 15:07

    Questo breve racconto sembra riassumere perfettamente una vicenda comune un po’ a tutti,per me sicuramente:l’abbandono. Visto con occhi tragici e sensibili,di chi non vede una via d’uscita o di chi ha il coraggio di porre fine alle sofferenza dell’anima dovute a quella grande malattia che si chiama amore. Perché è proprio questo sentimento che a volte ti fa sentire in paradiso e altre volte ti fa spiccare il volo verso i baratro.

    • Roberto P. Tartaglia Posted 14 Marzo 2014 15:33

      Già, Simone…

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