Thriller gratis numero 5: Una notte speciale

Thriller gratis numero 5: Una notte speciale

 

Si può scrivere un buon racconto giallo/thriller, se si conosce sin dall’inizio il finale?

Sì che si può, basta sapere dosare bene gli elementi. E questo è ciò che fa Barbara Scalco in questo suo breve racconto dal titolo “Una notte speciale”.

Un titolo semplice che, però, risulta raccapricciante, una volta terminata la lettura. Un racconto scritto al presente, che ci trascina, senza pietà, sul luogo del delitto, dove il dramma è ancora in atto.

Buona lettura!

 

Una notte speciale

TITOLO: UNA NOTTE SPECIALE

AUTORE: BARBARA SCALCO

NUMERO BATTUTE: 4.866

GENERE: CLASSIC THRILLER

 

L’ orologio a dondolo sopra il camino segna le cinque e quaranta del mattino, è domenica, dalla fessure dei balconi entra una luce soffusa, la prima luce dell’alba. Quanto ho aspettato questo momento, i sottili raggi che illuminano il pavimento bagnato, il silenzio, il rumore delle prime auto e il cinguettio degli uccelli.

Sono seduta sul divano del soggiorno, sudata, la stanza è buia e tengo gli occhi chiusi, ancora per un momento. È stata una notte d’inferno, me lo merito un po’ di riposo. Sento freddo, e mi rendo conto che sono poco vestita, la gonna è strappata, la tocco, è bagnata, la mano appiccica ancora, che sostanza strana il sangue.

Apro gli occhi e mi guardo la maglietta, anche questa è piena di macchie, manca una manica, niente da fare dovrò accendere un fuoco e bruciare tutto: i vestiti, l’odore, la mia presenza in questa casa.

Mi guardo attorno, le mie pupille diventano più grandi e l’occhio si fa strada nell’oscurità della stanza, attorno a me il disastro, non un oggetto è al suo posto. La cucina è irriconoscibile: piatti, bicchieri, coltelli, tutto è fuori posto e il pavimento è cosparso di vetri e pezzi di ceramica, il lavandino è pieno di sangue e anche le tende hanno parecchi schizzi, le ante sono aperte, alcune non sono nemmeno più fissate al mobile, sono così, sospese, tenute appese da un’unica cerniera ancora intatta.

Il divano su cui sto seduta è pieno di tagli, la stoffa è graffiata e in alcuni punti l’imbottitura lotta per uscire, come un organo dal proprio corpo. Il tappeto è sporco e ovunque ci sono pozze rosse ancora fresche, alla mia destra vedo il braccio di mia madre spuntare da dietro il tavolo da pranzo, la mano semiaperta, le unghie rosse, perfette. Le sedie sono a terra e la frutta che c’era sopra al tavolo è rotolata fino al salotto, una mela rossa si è fermata vicino alla mano di mia madre, penso a Biancaneve e mi viene da ridere.

Chissà dov’è mio padre, l’ ultima volta che l’ ho sentito respirare stava cercando di seguirmi giù per le scale, non credo sia riuscito a terminarle.

Un ultimo respiro e decido di alzarmi, devo dare una pulita a questa casa, o almeno al necessario. Attraverso la cucina, l’entrata, la porta è semiaperta, la chiudo a chiave e comincio a salire le scale, ecco, mio padre è qui, sdraiato. La testa è rivolta verso il pavimento, gli occhi aperti e dalla bocca gli esce un rivolo di sangue ormai secco, una delle due gambe è girata su se stessa, visibilmente rotta.

Ho un conato di vomito ma mi trattengo, lo supero e continuo a salire le scale, attraverso il corridoio e guardo per un attimo l’interno della stanza dei miei genitori. Il letto è sottosopra e in un lago di sangue, le coperte sono color porpora e rosso scuro nelle parti dove il sangue si è già seccato, le lenzuola sono a terra sfatte, le pareti bianche sono impiastricciate, lo stampo di due mani alle pareti mi rimandano a un flash della notte precedente, quanta violenza.

Abbasso lo sguardo e, appena sotto il letto, scorgo un coltello da cucina, mi strappo un pezzo della gonna, mi chino, lo prendo e lo arrotolo nel pezzo di stoffa, dopodiché mi dirigo verso la mia stanza.

È la stanza più in ordine della casa, a parte i letti sfatti non c’e nulla fuori posto.

– Ca**o..

Mi torna alla mente mia sorella e mi rendo conto che non mi ricordo che fine abbia fatto. Il cuore ricomincia a battere e mi prende il panico, non ricordo, non ricordo quand’è stata l’ ultima volta che l’ ho vista!

Mi guardo attorno, faccio il giro dei letti ma lei non c’è, guardo sotto le lenzuola, mi chino per terra, guardo sotto le scrivanie, niente. Mi alzo ed esco dalla stanza, torno in camera dei miei genitori, accendo la luce, apro gli armadi, il bagno di mia mamma…il bagno…esco dalla stanza e vado verso il bagno, la porta è chiusa.

– Caterina!

Urlo, sono furiosa, isterica, quella bastarda è ancora nascosta. Do un calcio alla porta e questa sbatte addosso alla vasca da bagno alla sua destra, ma il bagno è vuoto, la finestra è ancora chiusa. Non potrebbe essere uscita da qui, sarebbe un salto troppo alto.

Esco dal bagno e scendo le scale di corsa, manca solo il bagno del piano terra, giro l’angolo delle scale e guardo la porta, è chiusa anche questa, prendo la maniglia e la giro, ma niente, la porta è chiusa a chiave dall’interno.

– Cate!!

Ma so che urlare non serve a niente, è scappata dalla finestra e non me ne sono resa conto! Prendo a pugni la porta ma non si apre, uno, due, al terzo calcio la porta sbatte. Una luce improvvisa investe i miei occhi ancora abituati all’oscurità del resto della casa, aria fresca mi trapassa le narici fin in fondo ai polmoni, rimango due secondi con gli occhi chiusi, con una mano mi copro il viso, poi li riapro, piano. La finestra è aperta, la tenda è scivolata fuori e ondeggia leggera a ritmo col vento, di fronte a me, un sole accecante illumina il mio viso sporco di sangue.

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