Thriller gratis numero 4: Il caso Antoine Morin
Tempo di lettura: 6 minuti

Thriller gratis numero 4: Il caso Antoine Morin

 

Oggi ti presento un thriller dallo stile particolare. Asciutto, crudo, minimale. Niente fronzoli. Solo l’essenziale.

Come se l’autore avesse deciso di mostrarci il lato più cinico della storia narrata. Talmente cinico da non potersi permettere neppure di perdersi in chiacchiere.

Un testo che scorre via tutto d’un fiato e che ricorda i gialli di una volta. Quelli tradizionali, dal gusto inglese, o americano.

A te la lettura.

 

Il caso Antoine Morin

TITOLO: IL CASO ANTOINE MORIN

AUTORE: GILBERTO CAPPELLETTI

NUMERO BATTUTE: 9.030

GENERE: CLASSIC THRILLER

 

«Presto, venite. Hanno ucciso il signor Morin».
Il commissario Rinaldi arrivò alla villa e trovò Antoine Morin riverso sulla scrivania con un pugnale conficcato nel cuore.
«Mi racconti cosa è successo» chiese al maggiordomo.
«Stavo passando davanti allo studio quando l’ho sentito gridare.
Ho cercato di entrare nello studio, ma sia la porta interna che quella del giardino erano chiuse e allora ho rotto il vetro. L’ho trovato così, in un lago di sangue.»
«Chi era il signor Morin?»
«Era il proprietario della Aertecnica, una fabbrica di pezzi di ricambi per aerei».
«C’è una signora Morin?»
«No».
«Chi frequentava il signor Morin?»
«Era molto riservato: incontrava solo la segretaria Denise Pascal e il direttore Moreau.»
Un agente diede a Rinaldi una busta. «Lo convochi subito» disse indicando il nome scritto sulla busta.
Quando Albert Gautier arrivò, si presentò al commissario. «Lei è forse il Gautier della Sureté di Parigi …?»
«Sì. Sono proprio io. Adesso vivo ad Arcachon e sono un investigatore privato.»
«Forse questa lettera la interesserà.»
Gautier la lesse. Era intestata a lui. Morin gli chiedeva di contattarlo per una consulenza urgente.
«Chissà cosa lo preoccupava» disse Gautier.
«A questo punto possiamo lavorare insieme. La prima cosa è capire come l’assassino ha fatto a uccidere Morin in una stanza chiusa dall’interno.»
Gautier fece un rapido sopraluogo dello studio, poi andò in giardino. Non trovò nulla ma, mentre stava rientrando notò, appena fuori dalla porta finestra, un piccolo frammento di vetro.
Lo prese e lo mise in una busta.
Rinaldi intanto interrogò il giardiniere. Era un giovane vietnamita che, in un francese praticamente perfetto, disse di essere stato assunto da poche settimane e di non aver visto nulla di particolare. Poi interrogò Denise Pascal, la segretaria di Morin. La donna dichiarò che all’ora del delitto era a casa, ma disse anche una cosa molto interessante: «È strano, il signor Morin non chiudeva mai le porte.»
«Ci parli di lui, cosa faceva prima di aprire la fabbrica?»
«Durante la guerra indocinese comandava una squadra speciale. Poi, quando rientrò in patria, aprì l’Aertecnica.»
«Ecco perché ci sono tutti questi pugnali orientali. Quello che lo ha ucciso è un kriss malese» disse Gautier. Quando Gautier e Rinaldi tornarono alla centrale fecero il punto della situazione.
«Penso che ti convenga fare una rogatoria internazionale per avere informazioni sul periodo vietnamita di Morin.»
«Hai ragione, intanto scavo un po’ nella vita degli altri.»

***

Dopo alcuni giorni giunsero le informazioni dal Vietnam.
«Morin è stato processato per aver ucciso un civile durante una rissa. La cosa non fu chiarita completamente ma, dato che la guerra era finita, fu rimandato in patria senza conseguenze. Indovina un po’: fu processato con il suo sergente maggiore, un certo Pierre Lafranq. Ti dice niente? E sai di chi era amico? Di una certa Denise Pascal. Di professione ballerina!»
«Beh. Questo chiarisce un po’ il quadro, ma non ci aiuta nella ricerca dell’assassino. In pratica Morin tornando in Francia si è portato un paio di amici» disse Rinaldi.
«È vero, non chiarisce nemmeno come ha fatto a finanziare l’Aertecnica. Concentriamoci sulla stanza chiusa dall’interno» ribattè Gautier.
Il giorno dopo tornarono alla villa e cercarono in tutti i modi di scoprire se c’erano passaggi o stanze segrete. Dopo ore di ricerca si dovettero arrendere. Nella stanza non c’era nessun nascondiglio possibile.

***
Era venerdì e Gautier lasciò Bordeaux per tornare ad Arcachon. Durante il percorso la sua mente era impegnata a cercare una qualunque soluzione al problema del nascondiglio e per poco non tamponò la macchina di un circo che distribuiva biglietti omaggio ai bambini. Durante il fine settimana si distrasse pescando ma, a un certo punto. ebbe una folgorazione.
“Cavolo! Ecco dove ti sei nascosto! E sì, mio caro, per uccidere Morin avevi bisogno di un nascondiglio e io l’ho trovato. Ma chi poteva di infilarsi in uno spazio così angusto?” pensò.
Chiamò Rinaldi e gli raccontò quello che aveva pensato.
«Sei matto, solo un contorsionista poteva infilarsi in quel mobile.»
«Un contorsionista o … un uomo di taglia piccola … come un vietnamita.»
Rinaldi tacque. “Effettivamente” pensò.
«Farò un fax urgente a Saigon. Per lunedì o martedì dovremmo avere qualche notizia. Intanto lo terremo d’occhio.»

***

Lunedì mattina Gautier arrivò alla centrale e trovò Rinaldi fuori dalla grazia di Dio.
«È scappato, ti rendi conto che ce lo siamo fatti scappare? Comunque ho diramato un ordine di ricerca su tutto il territorio. Lo prenderemo.»
Andarono alla villa e perquisirono l’alloggio del giardiniere vietnamita. Era scappato in macchina senza portare via i suoi effetti; aveva lasciato quasi tutto. Frugarono fra i suoi vestiti ma non trovarono niente di interessante. Poi a Gautier venne una idea e si recò nel capanno degli attrezzi. Qui tra pale e concimi trovò gli stivali del giardiniere.

“Bingo” pensò.
Incastrato nella suola c’era un pezzetto di vetro. Era fatta. Ora dovevano solo scoprire chi era in realtà il giardiniere e perché aveva ucciso Morin.

***

Dopo un paio di giorni arrivò un fax.
«Il nostro giardiniere in realtà si chiama Khoa Phan, è il fratello di un pregiudicato che contrabbandava pietre preziose. Pare che il fratello sia morto per un regolamento di conti
fra bande. Effettivamente è venuto in Francia da poche settimane. Parla bene francese perché è stato allevato in un orfanotrofio francese.»
«Ci sta. Queste informazioni confermano una mia teoria» disse Gautier.
«E quale sarebbe questa tua teoria?»
«Se non ti dispiace te la racconterò dopo aver interrogato il nostro uomo. È una teoria troppo pazzesca.»
«Non mi meraviglia. Quando eri al 36 eri famoso per le tue ardite teorie. Il bello è che poi le provavi sempre. Speriamo che sia ancora così.»
Gautier sorrise e tornò a casa.

***

Khoa Phan fu catturato due settimane dopo. Si nascondeva a Parigi in un ristorante vietnamita. Si era procurato documenti falsi per tornare a Saigon ed era pronto a partire. Fu
portato subito a Bordeaux per l’interrogatorio

«Bene, signor Khoa Phan, finalmente abbiamo la possibilità di parlarle» disse Gautier. «Lei ha lasciato Saigon sei mesi fa per fare il giardiniere di Morin. Come mai? Lo conosceva?»
«No. Non lo conoscevo. Ho risposto a una inserzione.»
«Non dica balle. Lei è il fratello di Đức Phan, un noto pregiudicato ucciso durante un regolamento di conti.»
Questa frase fece imbestialire il vietnamita.
«Non è vero» urlò «Đức era un bravo ragazzo. Non era un delinquente. Faceva il corriere dei contrabbandieri di pietre solo perché aveva bisogno di soldi.»
«Ma la polizia di Saigon ci dice che è stato ucciso per un regolamento di conti» disse Rinaldi.
«No, non è vero. Non è stato ucciso per un regolamento di conti» mormorò.
«Come fa a dirlo?»
«Me lo ha confessato lui prima di morire. È morto tra le mie braccia.»
«Allora ci dica come è morto suo fratello» insistette Gautier che aveva la certezza di conoscere già la risposta.
Il ragazzo esitò a lungo, poi disse: «Lo hanno ucciso due uomini, due soldati francesi. Đức stava trasportando un grosso carico di pietre che la mafia locale aveva rubato nelle miniere
dell’interno. Doveva essere il suo ultimo viaggio. Era stanco di rischiare la pelle per pochi soldi. Aveva un presentimento e così mi aveva chiesto di guardargli le spalle. A militare ero nei
corpi speciali. Improvvisamente sono comparsi questi due uomini, lo hanno aggredito e gli hanno rubato il sacchetto con le pietre. Fu un’azione così rapida che non feci nemmeno in tempo a estrarre la pistola. Lo hanno abbandonato pensando che fosse morto. In realtà era ancora vivo e con il suo ultimo respiro mi disse che aveva riconosciuto uno dei due killer.»
«E dato che questo militare era tornato in Francia ci hai impiegato un po’ di anni per trovarlo. Poi, quando lo hai trovato, che cosa hai fatto? Lo hai ricattato?»
«No. I soldi non mi interessavano.»
«Quindi?»
«Ho studiato i suoi movimenti per alcuni giorni, poi l’altra sera, l’ho aspettato nascosto nella credenza che c’è nello studio. Avevo tolto il ripiano e ci stavo giusto giusto. Quando è arrivato sono sgusciato fuori e l’ho ucciso con uno dei suoi amati kriss. Come ho detto sono stato nelle squadre speciali, così tutto si è svolto nel più totale silenzio. Ho chiuso a chiave le porte, ho gridato per attirare l’attenzione di Pierre e sono tornato nel nascondiglio. Quando Pierre è
riuscito a entrare ha scoperto il corpo ed è andato in anticamera a telefonare; allora sono scivolato fuori, ho rimesso a posto il ripiano e sono scappato dal giardino.»
«Solo che ti sei portato dietro qualche pezzetto di vetro.»
«Tanto …. Che importanza ha» disse alzando le spalle.
«Fantastico, sei stato assolutamente fantastico» disse Rinaldi. «Ma come ti vengono in mente quelle idee? Come hai capito che il nascondiglio era la piccola credenza?»
«Tutto merito del cartellone di un circo» rispose Gautier sorridendo. Per una volta gli era sembrato di essere tornato ai tempi del 36.

2 Commenti

  • paolo Posted 5 Aprile 2014 09:26

    Mi sembra interessante ci sono altri racconti di questo autore?

    • Roberto P. Tartaglia Posted 5 Aprile 2014 09:41

      No, Paolo.
      Per ora mi ha inviato solamente questo.
      Speriamo si faccia vivo di nuovo…

      RT

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