Thriller e donne detective. Sonia Bucciarelli: quando ho scelto la prospettiva femminile per le indagini

Una storia avvincente, un mistero da scoprire che si porta dietro oscure verità, la voglia di andare avanti di pagina in pagina: questi tre elementi possono rendere un thriller accattivante e se poi a condurre il lettore è un detective donna non per forza perfetta, anzi ancor più simile a chi legge per difetti e paure e abbastanza caparbia da non mollare nonostante le avversità si può creare quello che è un thriller avvincente ma non solo.

Un thriller infatti, è un genere che rispecchia gli aspetti della società e i suoi mutamenti come fa del resto il giallo, ma non rispettando la logica lineare delitto-inchiesta-soluzione di quest’ultimo risponde al relativismo più tipico della società attuale.

Suspense, tensione e colpi di scena i punti di forza con i quali il thriller ci coinvolge anche al di sopra della stessa vicenda narrata e si è ancora più presi nel momento in cui entrano in gioco le nostre stesse paure. E mi riferisco non solo alle paure del mondo fuori ma anche a quelle della nostra interiorità.

E chi sa immergersi nell’interiorità più di una donna? Ecco, che numerose sono nella letteratura di questo genere, le investigatrici che non solo indagano alla ricerca della verità ma il più delle volte sono tormentate dai propri fantasmi. Per loro, spesso la soluzione del caso coincide con una rivincita personale più che professionale, in un ambiente lavorativo ancora maschilista in cui si affermano con tenacia e metodi non convenzionali.

L’identificazione del lettore con queste protagoniste e la loro ricerca di un perché è inevitabile, risponde ai nostri dubbi sugli altri, su noi stessi e sul male che da sempre suscita domande. Cercare significa compiere un viaggio, ogni libro lo è ed un thriller proprio perché basato sulla ricerca lo è ancora di più. Non so perché ho scelto di rendere protagonista del mio primo giallo Scomparsi a Urbino una investigatrice donna, è stato naturale, non mi sono neppure fermata a pensare se dovesse essere o no un uomo.

Probabilmente, perché ho io stessa un’inclinazione all’empatia, all’analisi e alla sensibilità con i quali desideravo si muovesse il mio personaggio, fatto sta che nonostante il buio interiore con il quale l’ispettrice Claudia De Angelis si è presentata ai lettori alla ricerca di giovani scomparsi nella affascinate Urbino e affiancata da un’ombra, un’entità che chi leggeva poteva spiegarsi come desiderava, ha funzionato e le incitazioni a scrivere ancora di lei sono state tante.

Ho scritto il secondo libro “Oltre gli occhi” diversi anni dopo e un’evoluzione nella penna e nelle gambe di Claudia che corre sul litorale pesarese si evince, come anche la difficoltà stessa mia di gestirla con i suoi conflitti e impulsività, perché in questo giallo tutto è maggiore, il numero delle vittime, i sospettati, i poliziotti della squadra investigativa in cui ho inserito Claudia, i personaggi secondari e le loro storie parallele alla vicenda principale e le lotte interiori dell’ispettrice stavolta “afflitta” da un dono-condanna che supera le capacità sensoriali usuali.

Il terzo, pubblicato nel 2018, “Dentro il bianco” sancisce la propensione della mia creatività verso il thriller, infatti Claudia De Angelis non indaga neanche in veste di poliziotta ma come civile e lo fa in nome dell’amicizia verso Gaye alla quale hanno assassinato il compagno e tutto si svolge in terra straniera, ad Oxford sotto le nevicate che attutiscono le grida di piccole vittime innocenti e lontane da salvare.

In “Dentro il bianco” quella che sembra assumere le forme dell’ultima avventura di Claudia si rivela un continuo gioco al rilancio scandito dal ritmo lento della neve e da quello cadenzato dei momenti di suspense. Il lettore è in tensione, scappa, tira un respiro di sollievo, spera e teme, fino a recuperare anche l’ultima briciola di coraggio per non mollare proprio come fa la protagonista.

L’ispettrice Claudia De Angelis ormai vive di vita propria, questo è il salto qualitativo che mi è stato riconosciuto ma soprattutto è in linea con le donne detective sulle quali dicevo numerosi thriller oggi puntano come personaggi trainanti. Anche Claudia è un’eroina imperfetta ma coraggiosa e fedele ai propri ideali prima che a quelli del contesto professionale in cui opera, sovverte il più delle volte le regole ma è fedele ai principi che danno valore alla vita, dunque è positiva e lo è nonostante annaspi come tutti noi tra timori, indecisioni e errori e soprattutto chiedendosi il perché delle cose, invitando tutti i noi a non smettere di cercare e osservare anche nelle verità più terribili dell’animo umano.

 

Sonia Bucciarelli

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