Recensione thriller: The orange hand di Luca Tom Bilotta

Recensione thriller: The orange hand di Luca Tom Bilotta

 

Ho comprato questo thriller dopo aver letto un po’ di recensioni interessanti, sul Web. Nelle recensioni e nei comunicati inviati dalla casa editrice, si annuncia addirittura che l’autore è, al momento, corteggiato da agenzie letterarie statunitensi di grande rilievo e che, presto, dal libro verrà creata una serie TV, per il mercato canadese e USA. Per questo ho voluto provarlo.

Nel fare un grande in  bocca al lupo a questo giovane scrittore italiano, vi propongo la mia recensione, con le solite sezioni: trama, pro e contro. I link riportati fanno capo al mio programma di affiliazione Amazon.

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Trama

Joe Brigati è un giornalista italo-canadese che, dopo essersi licenziato da Repubblica, vive una vita solitaria e squattrinata in una Milano frenetica e ostile. Poi, la sorpresa. Un suo amico gli fa conoscere una splendida modella sudamericana.

La donna gli commissiona la stesura di una biografia. Quella di un misterioso Signor X.  A questo punto l’impensabile diventa realtà.

 

I pro  di questo thriller

Il libro parte col botto. E questo è un pregio, per come la vedo io. Ci troviamo subito nell’azione, dopo poche pagine.

Il libro ti trascina subito nel vivo della storia e, nonostante si apra con un delitto efferato, ho apprezzato molto l’eleganza con cui Bilotta descrive la scena. I dettagli sono presenti, ma non sono mai tanto spinti da disgustare. Non c’è spettacolarizzazione del sangue, tanto per vendere. Buono.

Ho apprezzato molto anche il tema trattato, seppur non abbia potuto godere dell’effetto sorpresa perché, per ovvi motivi, conosco fin troppo bene sia l’agente Arancio (per via delle ricerche effettuate al tempo di Casus belli), sia i “magheggi” di Big Pharma (per via della Tourette e della lotta all’eccesso dei farmaci, che porto avanti da tempo).

Ma, proprio per questo motivo, ho apprezzato molto i temi trattati.

 

I contro di questo thriller

Purtroppo, seppur interessante, il libro ha alcune pecche, a mio avviso.

Ad esempio: troppe parolacce, non amo molto questo linguaggio. Ma la cosa che meno mi è piaciuta, è l’estrema semplicità, non tanto del linguaggio, quanto delle metafore, delle similitudini e di alcuni avvenimenti, che richiamano scene già viste o lette. Pian piano, è come se atmosfere, personaggi e scenari si appiattissero. Peccato.

Un rimprovero a parte va all’editing. Cominciando dalla punteggiatura, con virgole mancanti, o messe “a caso”. Qui e là, poi, non mancano degli errori logici, o grammaticali. Ad esempio, a pagina 45, il protagonista viene chiamato al suo iPhone e, quando l’interlocutore riaggancia, lui sente il tuuuuu del telefono staccato. Cosa che, sappiamo tutti, è impossibile. A pagina 83, invece, mentre è al computer, la scena viene descritta così: “Quando cliccai sopra l’icona partii immediatamente il player.”

Un editing migliore, avrebbe di certo fatto bene all’opera.

Questo il mio parere. Tu lo hai letto? Cosa ne pensi?

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