Recensione-intervista romanzo giallo: Chi non muore di Vincenzo Galati
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Recensione-intervista romanzo giallo: Chi non muore di Vincenzo Galati

Ciao Vincenzo, di cosa parla e come nasce il tuo nuovo romanzo “Chi non muore”?

Ciao Roberto e grazie per l’intervista. Chi non muore è la storia tragicomica di una strampalata banda di vecchietti che si ribellano a uno speculatore edilizio senza scrupoli che vuole sfrattarli di casa per perseguire i propri interessi economici. L’impresario edile, però, non ha fatto i conti con la combattività di chi non ha nulla da perdere e non si arrende alle angherie e alle ingiustizie dei potenti-prepotenti, neppure quando questi ricorrono al delitto. Tra partite a tombola, vecchi ubriaconi, barboni, gattare, campi di bocce, si dipana una storia di grande umanità, in cui si contrappone l’astuzia degli ultimi alla avidità e alla cattiveria dei potenti, non a caso il romanzo si apre con una citazione di Fabrizio De André, da Smisurata Preghiera: “Per chi viaggia in direzione ostinata e contraria, col suo marchio speciale di speciale disperazione, e tra il vomito dei respinti muove gli ultimi passi per consegnare alla morte una goccia di splendore, di umanità, di verità”

 

Quali sono le caratteristiche di un buon romanzo thriller o giallo, per te?

Tocchi un tasto delicato, la suddivisione per generi… Ho una visione del tutto personale in proposito: io suddividerei i romanzi in generi letterari unicamente per trovarli più facilmente tra gli scaffali delle librerie, per il resto parlerei più genericamente solo di narrativa. Ti faccio un esempio, i romanzi di Camilleri o di Malvaldi sono considerati giustamente dei gialli, qualcuno addirittura li colloca nella sottocategoria dei noir ma a guardare bene, non sono a pieno titolo anche dei romanzi d’ambiente? Non sono romanzi che descrivono i costumi e i comportamenti di determinati gruppi sociali? Allora perché limitarsi alle caratteristiche che possono descrivere un genere specifico? Io parlerei piuttosto di caratteristiche che contraddistinguono un buon romanzo, indipendentemente dal genere, e un buon romanzo lo si riconosce dall’idea, dalla trama, dall’originalità, dallo stile, dal ritmo, dai personaggi e dai dialoghi.

 

Quanto è importante, secondo te, saper miscelare mistero e humor?

Non saprei generalizzare, nel mio caso non è una scelta razionale. L’ironia è una forma espressiva che deve venire naturale, un modo per sdrammatizzare e provare ad affrontare tutto con un sorriso.

 

Ci sono autori che ti hanno ispirato più di altri?

Non ho mai avuto un Vate e ho sempre cercato un modo di esprimermi che fosse più personale possibile, tuttavia credo che chiunque scriva sia influenzato, in qualche modo, dalle proprie letture. Parlando di gialli, le mie letture, negli ultimi tempi, sono orientate prevalentemente verso gli autori italiani contemporanei che narrano la provincia e prendono spunto da un avvenimento criminoso per raccontare storie di persone più che storie di delitti.

 

Cosa risponderesti alla classica domanda “perché dovrei leggere questo libro?”?

Perché ho una famiglia numerosa: una moglie due cani e tre gatti e i diritti d’autore sono quello che sono…Scherzi a parte, non amo dare motivazioni per convincere la gente a leggere i miei libri e non mi piace chi lo fa. Diffido degli autori che sponsorizzano il proprio operato. Scegliere cosa leggere è uno dei diritti che ancora abbiamo.  Se esistesse la costituzione del lettore, l’articolo 1, a mio avviso, dovrebbe recitare così: “Ognuno è libero di scegliere cosa leggere in piena autonomia e libertà, senza forzatura alcuna”.

 

Progetti per il futuro?

Ho appena pubblicato un racconto giallo, illustrato, per bambini e tra qualche mese uscirà un romanzo giallo per ragazzi dai 12 ai 16 anni, sto lavorando alla seconda avventura della banda dei vecchietti di Chi non muore…Direi che c’è abbastanza carne al fuoco, speriamo che non bruci!

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