Cultura: perché c’è bisogno di una rivoluzione culturale in Italia?

Cultura: perché c’è bisogno di una rivoluzione culturale in Italia?

 

Si sente spesso dire che in Italia ci sono più scrittori che lettori. In parte questo è vero e in parte no. Ho già argomentato il tema nel post “Il self publishing e la crisi che vive l’editoria tradizionale”, ma oggi voglio affrontare la questione da un altro punto di vista. Da quello dell’esigenza di una rivoluzione culturale.

Purtroppo, in questa affermazione una parte di verità c’è, come ho già accennato nell’altro post. Molte persone, infatti, prediligono il cinema e la TV al libro. Questo, credo, perché il libro richiede un coinvolgimento attivo. Bisogna leggere e immaginare, mentre nel cinema e in TV tutto è mostrato e si diventa spettatori passivi. E l’essere umano, per natura, tende all’apatia.

Ma c’è anche dell’altro.

Sto parlando di una sorta di denigrazione della cultura nel nostro Paese. Un’offesa all’immagine della cultura e a quella di chi la ama. Ancora oggi, infatti, le persone di cultura sono additate come degli esseri sfigati, senza vita sociale, senza successo, dei nerd, come si usa dire.

Troppe volte, inoltre, la cultura viene strumentalizzata dalla politica, che non ha mai perso tempo per distinguerla in “cultura di destra” e “cultura di sinistra”. Così, del tutto arbitrariamente, come se la cultura avesse bandiere e colori.

Comportamenti strani, a ben guardare. Ma preoccupanti e deleteri per il nostro sviluppo.

D’altro canto, le azioni di governo, nel corso degli anni, non hanno fatto altro che accentuare quest’oltraggio alla cultura, senza rendersi conto, forse, che un Paese privo di cultura è un Paese destinato a recedere.

Se i padri costituenti hanno inserito nella nostra costituzione, all’articolo 9, la tutela e la valorizzazione di arte e cultura, un motivo ci sarà, giusto?

Quello che voglio dire è che, qui, il discorso è ben più ampio. Non si tratta solo di tornare a leggere, ma di riscoprire i nostri veri valori. Bisogna smetterla di relegare la cultura a un ruolo marginale, smetterla di operare tagli a università, scuola e ricerca scientifica.

Non riesco a capire perché i Ministeri preposti a cultura e istruzione debbano essere sempre l’ultima ruota del carro, nei nostri governi!

Con questa politica, che non ho paura di definire anticulturale, è stato tolto alle nuove generazioni il diritto di sognare. E questa è una delle peggiori azioni che uno stato sociale possa compiere.

Sembra che si sia puntato tutto al profitto economico. Come un’azienda che non premia i propri dipendenti più laboriosi e ingegnosi, allo scopo di risparmiare, prediligendo il denaro e finendo col far scappare in altre società proprio quelle persone che più delle altre hanno permesso all’azienda di crescere.

I diritti fondamentali sanciti in costituzione devono essere rispettati! Bisogna tornare a incentivare la cultura, bisogna destinare fondi a tutela del nostro patrimonio artistico e culturale. Perché, ad esempio, non permettiamo anche in Italia la detrazione dei biglietti d’ingresso ai musei? Perché, al contrario, permettiamo che il nostro patrimonio artistico cada a pezzi?

Valorizzare la cultura vuol dire valorizzare il nostro popolo, evitare la cosiddetta “fuga di cervelli”, tenere per noi le menti più valorose, sfruttare al massimo le potenzialità che ciascuno di noi può mettere a servizio dell’umanità.

Ma vuol dire anche incentivare l’imprenditoria, creare nuovi posti di lavoro, far ripartire l’economia nazionale. Ma possibile che queste cose debba dirle un “signor nessuno” come me e non gli “addetti ai lavori”?

Tu che ne pensi? Lasciami pure i tuoi commenti qui sotto e facciamoci quattro chiacchiere sull’argomento.

2 Commenti

  • Elio Posted 31 agosto 2013 13:10

    Caro Roberto Tartaglia,
    avevo iniziato a scrivere un commento a questo tuo post. Tuttavia, mi sono reso conto che mi stavo molto dilungando, e così ho scelto di scriverlo in forma di “risposta” sul mio blog. Una risposta che spero avrai modo e tempo di leggere.
    Un saluto.

    Elio Ugenti

    http://cine-clash.blogspot.it/2013/08/il-senso-e-lutilita-di-una-rivoluzione.html

    • Roberto P. Tartaglia Posted 31 agosto 2013 13:50

      Ciao Elio,
      ho letto con molto interesse la tua risposta, e ti ringrazio.
      In realtà, mi è sembrato di star dicendo la stessa cosa, noi due.

      In particolare, la tua frase: “Una Rivoluzione è una voragine che si apre all’interno di un sistema costituito” riassume appieno il pensiero che volevo esprimere con il concetto di “attivo/passio”, o “lettura/cinema”.
      Quello che volevo dire è che occorre creare una voragine, appunto, nel sistema costituito attuale, in cui si vuol portare il popolo a una denigrazione, una sottovalutazione della cultura.

      Perciò, provocatoriamente, spingo a dirigerci verso un approccio attivo alla cultura. E non uno passivo che ci porta ad adagiarci, fino a prendere per buona qualsiasi cosa.
      Non so se mi sono spiegato bene.

      RT

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