Giallo classico Vs. thriller psicologico

Giallo classico Vs. thriller psicologico

 

Qualche sera fa, ero a cena con degli amici e uno di loro mi fa: “ma perché il tuo primo libro era un giallo classico (poi l’ho ritirato dal commercio per riscriverlo), un poliziesco come quelli di una volta, e i successivi sono dei thriller psicologici?

Ho deciso, allora, di prendere come spunto questa domanda, per aprire una discussione sul tema, qui, e spiegare un po’, oltreché le mie scelte, le differenze principali tra questi due generi letterari.

 

LE MIE SCELTE

Il mio primo romanzo, “Caus belli”, è stato più che altro una sfida. Un test che ho voluto mettere su per capire se le mie storie potessero interessare qualcuno. Un editore, magari. Poi la fida è cambiata e ho voluto capire, gettandomi nel self publishing, se davvero le mie storie facessero così pena (dato che nessun editore le aveva prese in considerazione), o se ci fosse dell’altro.

Sin da bambino, ho sempre letto gialli classici. Da Agatha Christie a Edgar Wallace, da SS Van Dine ad Edgar Allan Poe e Conan Doyle. Sono stato affascinato sin da subito dalle capacità deduttive di Hercule Poirot, Miss Murple, Sherlock Holmes e Dupin.

Per questo, quando ho deciso di scrivere “Casus belli”, non ho potuto far altro che calcare le orme di quei grandi che mi avevano ispirato. Non c’è nulla di male, all’inizio, nel “copiare” lo stile o le scelte di altri, a differenza di quello che molti credono.

Apro una parentesi su questo punto.

Molti scrittori emergenti pensano di essere nati geni e di non aver bisogno di lasciarsi ispirare da chi è venuto prima di loro, di non prendere spunto dalle loro tecniche narrative e dalla loro grandezza. Questa è la più grande idiozia che si possa pensare, quando ci si avvicina alla scrittura. Ignorare chi è venuto prima di noi, per la fretta di pubblicare, per pigrizia o, peggio ancora, per superbia, è un po’ come dover riscoprire ogni volta l’acqua calda.

Chiusa parentesi.

Poi, però, crescendo e leggendo tonnellate di libri, mi sono reso conto che ciò che più si avvicinava alla mia realtà, alla mia passione per la mete umana e il linguaggio, erano le storie che puntavano l’attenzione al mondo interiore dei personaggi. Storie in cui il mistero si nascondeva più nella mente degli attori in campo che in indizi microscopici trovati sul “luogo del delitto”.

Così, ho scritto “Lo scacciapensieri” e ho dato vita alla coppia Febo Fermi-Farah Omait. Quando ho visto che, dopo pochi mesi dall’uscita del libro, i miei lettori erano giù innamorati di questi personaggi, ho scelto di creare una serie di storie legate a loro. Sempre a sfondo psicologico.

Ma ciò non vuol dire che, a vita, scriverò solo questo. Accanto alle avventure di Febo e Farah ci saranno raccolte di racconti, saggi e altro ancora.

Ma passiamo, ora, a visionare le differenze principali tra i due generi: giallo classico e thriller psicologico.

 

IL GIALLO CLASSICO

Il giallo classico, detto anche “a enigma” o “deduttivo”, è ciò di cui ti parlavo prima e che ha fatto la fortuna di grandi classici del genere.

Si parte da un crimine inspiegabile, per lo più un omicidio, e si mette in scena un investigatore (privato o appartenente alle forze dell’ordine) con una mente deduttiva insuperabile.

A questo punto, l’investigatore si troverà ad affrontare una serie di depistaggi, indizi nascosti e personaggi ambigui che metteranno a dura prova le sue capacità investigative. Solitamente, nel giallo classico, al termine del racconto, il colpevole viene scoperto e l’ordine ristabilito.

I ruoli, dunque sono ben definiti. E non parlo solo di “buoni” e “cattivi”. Parlo proprio di ruoli all’interno della storia. Chi indaga e chi è un probabile indagato. Anche perché il colpevole è sempre da individuare all’interno di una cerchia ristretta di personaggi.

Si possono ritrovare questi elementi nei libri della Christie, come il famosissimo “Dieci piccoli indiani” che, con i suoi colpi di scena geniali, è stato di ispirazione a mille altre storie moderne, tra cui il recente film “Saw” (non ti dico il perché, così da non rovinarti la sorpresa se non conosci le due storie).

Ma gli stessi elementi sono presenti anche in “L’enigma dello spillo” di Edgar Wallace, in “La strana morte del signor Benson” di SS Van Dine, in “Uno studio in rosso” di Conan Doyle, tanto per citare solo alcuni romanzi famosissimi.

Discorso a parte, per il giallo classico, lo merita il cosiddetto filone degli “enigmi della camera chiusa” (e anche qui torna in scena il film “Saw”).

Questo filone del giallo classico è incentrato su delitti inspiegabili avvenuti all’interno di stanze chiuse dall’interno e in cui, pare, nessuno sia mai entrato, a parte la vittima, ma soprattutto, da cui nessuno possa mai essere uscito.

In questo filone, il focus del lettore non è più puntato sul “chi diavolo è il colpevole”, ma sul “come cacchio ci sono riusciti”. La dinamica, dunque, diventa più importante della misteriosa identità del colpevole.

Alcuni titoli da leggere? Ok: si va dal capolavoro indiscusso del genere, “Le tre bare” di Dickinson Carr al famosissimo “I delitti della Rue Morgue” di Edgar Alla Poe, da “Il mistero della camera gialla” di Gaston Leroux all’italianissimo “Il treno di San Gennaro” di Massimo Siviero.

E anche i già citati “Dieci piccoli indiani” e “L’enigma dello spillo” fanno capo a tale filone che, come vedi, nel giallo classico, spesso si ripropone.

 

IL THRILLER PSICOLOGICO

Il Thriller psicologico, o Psychothriller, o Psychological Thriller è un’evoluzione, come ovvio, del giallo classico e del thriller tradizionale (dai quali prende molti tratti significativi).

Qui, però, protagonista del romanzo non è la trama, ma i personaggi. Ciò non vuol dire che ci troviamo di fronte a storie senza senso, o con trame banali. Tutt’altro. Le trame si infittiscono ancor più perché enfatizzate dall’attenzione verso i personaggi e il loro mondo interiore.

E il mistero, qui, non si trova più in indizi nascosti in angoli bui di una stanza o nella dinamica del crimine, ma si nasconde nella mente dei protagonisti.

Menti turbate da patologie, o da alterazioni indotte da farmaci o droghe. Menti che devono fare i conti con il loro passato e con i loro angoli più bui, sinora inesplorati. Il movente, la dinamica e il colpevole sono tutti da ricercare nella mente dei protagonisti, attraverso missioni introspettive senza tregue.

Essendo un thriller poi, dai thriller tradizionali, questo genere ha preso la suspense (di cui ho parlato qui). La capacità di tenere col fiato sospeso il lettore, pagina dopo pagina. Questo è possibile grazie a visioni distorte o parziali della realtà, grazie all’ambiguità del linguaggio umano (almeno per quanto riguarda le mie storie), grazie ai rischi che corrono i personaggi. Rischi che sono sia fisici che mentali.

Si tratta di pericolose partite a scacchi mentali, dove ognuno fa la sua mossa e cerca di portare a casa la pelle. Ma non ricorrendo solo alla forza fisica, come nei thriller classici, piuttosto facendo leva sulle proprie abilità mentali. Eppure c’è ugualmente azione. Suspense. Fiato sospeso.

Anche lo psychothriller, come il giallo classico, ha una lunghissima storia dietro le sue spalle. Ci sono decine di film e romanzi che si basano su questo genere. Ma mai tanti come per il giallo classico.

Nel cinema ricordo “The game” (da cui ha preso chiaramente spunto Sebastian Fitzek per il suo romanzo “Schegge”, anche se non so se più o meno dichiaratamente, dato che non lo cita mai), “The number 23”, “Vanilla Sky”, “Memento”.

Per i romanzi, invece, “Il talento di Mr. Ripley” di Patricia Highsmith, “Il superstite” di Wulf Dorn, “L’ipnotista” di Iars Kepler.

Trovo il thriller psicologico estremamente intrigante, per la possibilità di poter alternare scene d’azione a flussi di coscienza da togliere il fiato. Per questo ho deciso di abbandonare il giallo classico e gettarmi sul thriller psicologico.

E poi è un genere non ancora maturo, poco sfruttato, in fase di sviluppo. E questo mi permette di sperimentare, di creare un mio sottogenere originale senza, tuttavia, deludere il pubblico che ha già trovato in questo filone narrativo la propria passione.

E ancora, trovo sia molto più intrigante scandagliare la mente e la natura umana, alla ricerca di versioni alternative della realtà, piuttosto che insistere su crimini risolvibili solo grazie a ragionamenti deduttivi.

 


Se vuoi scoprire i miei thriller psicologici, visita la sezione LibriTi aspettano avventure, mistero e agghiaccianti colpi di scena.

 

21 Commenti

  • Luca Posted 7 settembre 2013 15:49

    Si, sono d’accordo. Il genere del thriller psicologico è un genere meraviglioso ma ancora poco sfruttato. Forse non è un caso che il primo romanzo che pubblicherò strizzi l’occhio proprio a questo genere. Del resto mi sono innamorato follemente di film come Memento e I Soliti Sospetti, quindi per me è stato un approdo diciamo… Naturale! Ottimo articolo. Grazie 😉

    • Roberto P. Tartaglia Posted 7 settembre 2013 16:37

      Allora, attendiamo notizie in più sul tuo romanzo, Luca.
      Anzi, se vuoi darci qualche anticipazione, te ne siamo grati. 😉

      RT

  • Luca Posted 10 settembre 2013 23:51

    Beh… Ci vorrá ancora qualche mese prima che venga pubblicato, Roberto. Nel frattempo ho scaricato l’anteprima del tuo nuovo romanzo, sto per lanciare un nuovo blog, e metterò on line un nuovo racconto in versione gratuita.
    Ah, dimenticavo: il Nolan di Memento è un maledetto genio. 😉

  • Maximus Posted 17 settembre 2013 09:55

    Il sito mi piace e non perché il vulcanico Roberto abbia giustamente citato il mio “Il terno di San Gennaro” a proposito di delitto nella camera chiusa. Personalmente mi piace l’innesto giallo-noir. Ho spiegato le differenze di tipologia e di scrittura tra thriller d’azione, giallo psicologico, legal thriller, eccetera, nel mio “Come scrivere un giallo napoletano” dove ovviamente non mi limito a parlare solo di questa struttura di romanzo investigativo. Il giallo napoletano lo ritengo comunque per struttura e scrittura un filone narrativo a sé stante che mai in precedenza, prima di questo manuale, era stato affrontato da qualcuno. Ho anche rivelato e documentato che Napoli ha la primogenitura in materia e può perciò giustamente rivendicare il ruolo di patria storica del giallo italiano. Scusate il tono autoreferenziale ma siamo nel sito giusto per parlare di queste cose.

    • Roberto P. Tartaglia Posted 17 settembre 2013 15:24

      Ciao Massimo,

      grazie per il tuo intervento, è stato davvero una bellissima sorpresa.
      Io credo fermamente che il mistero sia il segreto in grado di generare interesse, in qualsiasi tipo di narrazione.

      Gialli, noir e thriller, ovviamente, hanno fatto di questo elemento il loro cuore, ma ovunque ci sia mistero si può trovare una storia avvincente. Sia essa di guerra, amore, fantascienza o altro.

      I tuoi lavori sono davvero un importante apripista. Un percorso verso nuove, interessanti esplorazioni del mondo giallo-noir-thriller. Complimenti!

      RT

  • Maximus Posted 18 settembre 2013 12:29

    Roberto, è sempre un piacere dialogare con uno come te che che se ne intende. Francamente credo che l’esplosione del cosiddetto “noir” che è sempre esistito non renda un buon servizio al “romanzo giallo” inteso in tutte le sue sfumature. Abusato spesso fuori luogo, il “noir” si concilia molto bene con il romanzo investigativo. Un investigatore solo, contrastato dal Palazzo, che indaga, che so, su un grave reato ambientale e scopre i colpevoli: “colletti sporchi” protetti che se la cavano con amicizie e avvocati superpagati. Anche questo è noir. Come tu dici, ovunque ci sia mistero siamo sulla strada giusta. La strada del lettore.

    • Roberto P. Tartaglia Posted 19 settembre 2013 10:41

      Sai una cosa? In più occasioni mi è capitato di incontrare persone che confondevano il genere noir con il genere drammatico, asserendo che il noir non avesse nulla a che vedere con il mondo dei “romanzi d’indagine”. Non so se a te sia mai capitato.

      RT

  • Maximus Posted 20 settembre 2013 20:03

    Mi è capitato e ancora mi capita. Spesso accade che il senso della frase ad effetto serve a molti autori e editori per scrivere una storia che non ha niente in comune con il giallo e il noir e per farla passare per tale. Tutti autori e editori di gialli, todos caballeros, olé. Ormai anche gli scrittori di romanzi tout court sono sugli scaffali con copertine e titoli aggressivi. Il thriller tira. Con codazzo di “esperti” che ne tessono le lodi riportando la quarta di copertina. I due termini “giallo” e “noir” sono ancora adoperati come concetti antitetici, per dire che il noir è il futuro. Disordine, trionfo del male, Caino contro Abele. Vabbuó. Così per negare uno schema si finisce in un altro recinto. Nel moderno giallo la distinzione con il nero non ha più senso perché non ignora la società e i mali dell’uomo.
    Ci sono poi le contaminazioni, ma questo è un altro capitolo.

    • Roberto P. Tartaglia Posted 24 settembre 2013 16:28

      Il sensazionalismo, ormai, sembra essere diventato parte integrante di molte arti. Da quella letteraria a quella musicale.

      Sempre più artisti (o editori/discografici per conto loro) puntano su titolo o sinossi ad effetto, su sponsor celebri e copertine da urlo. La qual cosa andrebbe anche bene, se dietro ci fossero opere di valore. Ma non sempre è così, purtroppo.

      Sarà che non hanno più storie da raccontare o cantare?

  • Maximus Posted 29 settembre 2013 12:11

    Sì, nulla di nuovo all’orizzonte. Allora accadono due o tre cose. Sempre più spesso si dà importanza alla frase ad effetto trascurando il resto. Si dà poco rilievo alla trama e ai contenuti spesso spacciando il tipo di narrativa per un giallo o un noir. Quando tutto questo non basta entrano in gioco le contaminazioni e gli ibridismi. Niente di male, se sono compatibili. Ma ci sono delle regole di coerenza e di plausibilità. Un poliziesco è per sua natura una narrazione razionale. Il vero lettore di un giallo si immerge nella storia entrando anche in competizione con l’autore-detective per arrivare in anticipo alla soluzione. Non c’è posto per i fantasmi e il mondo dell’aldilà in un’indagine. Se non come ambientazione di contorno. Il lettore e il tempo che ci dedica vanno rispettati. Pensate a una seduta spiritica nella quale l’investigatore entra in contatto con lo spirito della vittima. Come dico nel mio “Come scrivere un giallo napoletano” in un romanzo investigativo non c’è posto per il colpo di scena inverosimile o impossibile come ogni fenomeno surreale o soprannaturale, metafisico, paranormale, spiritistico e diabolico. Un evento può e deve essere eccezionale, singolare, improbabile, ma semprer possibile. S.S. Van Dine e Chandler nelle loro regole ne fanno un divieto assoluto. Si può sempre fare tutto, ma bisogna essere credibili.

    • Roberto P. Tartaglia Posted 3 ottobre 2013 19:17

      Siamo arrivati al parossismo, in alcuni casi. All’ibridismo morboso.
      Ultimamente ho letto due psychothriller tedeschi dove il finale era di una banalità mortale.

      Sembra di essere tornati ai primi gialli, dove all’improvviso usciva fuori dal nulla il mercante cinese, che si scopriva essere l’assassino. Ricordi? 🙂
      “Il lettore e il tempo che ci dedica vanno rispettati”, niente di più vero!
      E il problema delle “trame banali” si ritrova anche nel cinema, ultimamente, purtroppo.

      Sembra che gli autori stiano perdendo l’interesse per la creazione. Sembra che si siano adagiati su un letto di denaro, come l’impiegato che va in ufficio solo per portare a casa lo stipendio.
      Dietro questa mancata creatività, ovviamente, c’è un mancato interesse per il mondo.
      E la cosa è molto triste. Specie se la vittima di questa accidia è un creativo.

      RT

  • Maximus Posted 7 ottobre 2013 18:52

    Diciamola tutta. La colpa non è solo degli autori. Il mercato non sempre è orientato dal pubblico. Ci sono editori che hanno sentito l’odore dell’affare e pubblicano libri veramente banali dove il colore del giallo è solo sulla copertina. Purtroppo sta accadendo anche con case editrici più prestigiose. Capisco l’esigenza dei bilanci. Per fortuna che ci sono gli eBook che stanno costringendo un po’ tutti a riposizionarsi. La qualità prima o poi avrà il sopravvento. Ma resterà il danno di chi avrà inflazionato il mercato e allontanato i fruitori dal palato più raffinato.

    • Roberto P. Tartaglia Posted 7 ottobre 2013 19:35

      Io, la maggior parte delle volte, vedo gli autori più come vittime che come complici.
      Sarà che, inconsciamente, difendo la categoria. Non so. 🙂

      Ma è vero: sarà dura riconquistare la fiducia di tutti coloro che si stanno allontanando.

      Dall’altra parte, però, sul lato luminoso della Luna, c’è ancora una piccola, ma agguerrita, schiera di autori e autrici che tiene alta la bandiera del romanzo made in Italy. Molti di loro si autopubblicano con il self publishing, che ci si creda o no. E questo mi fa credere sempre più in questa nuova frontiera dell’editoria.

      RT

  • Maximus Posted 15 ottobre 2013 10:00

    Personalmente sono affascinato dal self publishing. Ovviamente anche qui si pubblica un po’ di tutto e di più. Ma la selezione naturale prima o poi detta la sua legge inesorabile. Il bello dell’autore editore dei propri libri è in questa meravigliosa libertà e immediatezza. Un altro aspetto non trascurabile è la possibilità di aggiornare e modificare un ebook in qualsiasi momento senza i canonici tempi editoriali. Il libro di carta per fortuna non morirà. Ma se l’editoria tradizionale non si adeguerà alle esigenze reali dei lettori, saranno tempi ancora più duri.

    • Roberto P. Tartaglia Posted 16 ottobre 2013 17:59

      Da non trascurare anche la percentuale maggiore riservata all’autore, a ogni vendita.
      E anche il fatto che i Diritti restano sempre e comunque in mano all’autore.
      Mi trovo molto bene con il self publishing (sia in versione cartacea che eBook). 😉

      RT

  • Maximus Posted 14 novembre 2013 19:07

    Scusa il ritardo. Ho un dubbio sulla possibilità di pubblicare contemporaneamente su due piattaforme un ebook: si può fare per esempio su Amazon (ovviamente non confermando l’adesione a Kdp Select sull’esclusiva) e Kobo? Ne sai qualcosa?

    • Roberto P. Tartaglia Posted 19 novembre 2013 14:10

      Ben ritrovato!

      Certo, si può tranquillamente.
      Io, ma è un mio parere personale, mi affiderei sempre a servizi indipendenti come Narcissus, Bookolico, o Youcanprint.
      Amazon, Apple, Kobo, Feltrinelli e altri grandi gruppi li utilizzerei solo come canali di distribuzione.

      I contratti che ti propongono gli indipendenti sono sempre più vantaggiosi.
      Non chiedono esclusive, non mettono limiti, puoi pubblicare contemporaneamente con chi vuoi, ciò che vuoi al 100%.

      RT

  • Maximus Posted 18 gennaio 2014 10:16

    Ritorno dal passato. Potrebbe essere il titolo di una science novel. Meglio tardi che mai. Sto vivendo un’altra interessante esperienza ebook con Smashwords Edition oltre che con Amazon. Tre miei libri sono stati approvati nel prestigioso catalogo Premium per Apple, Sony, ecc. L’ultimo è stato inserito proprio ieri. Tornando al discorso sul cartaceo, è di qesti giorni e si fa sempre più stretta la collaborazione tra editori tradizionali e digitali. Hanno capito che è l’unica strada per non rischiare di morire.

    • Roberto P. Tartaglia Posted 18 gennaio 2014 14:21

      Grande!!! Come sempre, del resto!
      Sul cartaceo: io credo che, a breve, anche gli editori tradizionali comprenderanno i vantaggi del print on demand.
      Si tratta solo di aspettare. La macchina editoriale, così com’è concepita ora, non può più funzionare.

      RT

  • Maximus Posted 18 gennaio 2014 10:19

    Scusa, Roberto, ho sbagliato username in questo ultimo post. E’ uscito Maimus invece di Maximus. Puoi correggerlo? Del resto, imprevisti e colpi di scena fanno parte del noir, no?

    • Roberto P. Tartaglia Posted 18 gennaio 2014 14:22

      Fatto!
      Con la celerità di un detective che ristabilisce l’ordine, dopo un crimine. 😉

      RT

Aggiungi il tuo commento

Il tuo indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnata da *