Cosa mi ha insegnato la Sindrome di Tourette: il pericolo della riprova sociale e la debolezza del branco
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Cosa mi ha insegnato la Sindrome di Tourette: il pericolo della riprova sociale e la debolezza del branco

 

In tutti questi anni di convivenza con la Sindrome di Tourette, ho imparato anche a studiare e identificare il comportamento delle persone attorno a me. E una delle esperienze più scioccanti ha a che fare con quello che gli esperti di persuasione e comunicazione chiamano “riprova sociale”.

Mi spiego meglio.

“Tanto lo fanno tutti”, oppure “se l’ha fatto tizio vuol dire che è giusto”, o anche “Vedi, lo fanno anche gli altri, quindi è giusto” sono le tipiche frasi di chi si lascia sopraffare da queste trappole mentali.

E cosa ha a che fare tutto questo con la mia esperienze da tourettico? Queste trappole mentali portano dentro di esse idee e concetti che, una volta tradotti in azione, possono essere estremamente dannosi.

Come ormai saprai, se segui questo mio blog, la Sindrome di Tourette è una sindrome molto particolare, porta con sé una serie di sintomi che possono apparire bizzarri e incomprensibili a chi si ha intorno.

Può capitare che un tourettico, all’improvviso, si accasci sul marciapiede, mentre cammina in strada, e inizi a picchiare l’asfalto con il dorso delle mani. O può capitare che, in una riunione di lavoro, nel silenzio più totale, se ne esca con frasi oscene. Per non parlare dei tic che ti obbligano a strizzare gli occhi, ammiccare, girare il capo, schiaffeggiarti, saltellare, e così via.

Come può reagire l'”altro” ad azioni del genere?

Dipende. Dipende da chi si ha intorno e dalla capacità mentali di queste persone, dalla loro propensione caratteriale a pensare fuori dagli schemi, dal loro saper andare oltre le apparenze e non farsi trascinare dalla massa.

Non so quante volte mi abbiano riso dietro, pensando forse che io non sentissi le loro risa solo perché avevo le cuffie, o perché ero impegnato a fare altro. E non so quante volte queste risa siano uscite da alcune bocche solo perché il resto del gruppo aveva scelto di deridermi.

Succede, poi, che quel quarto ragazzo, che ha riso solo perché i suoi tre amici lo avevano fatto prima di lui, se preso da solo si dimostra comprensivo, socievole, amico. Ma in branco no.

E questo è il punto focale, il pericolo insito nella riprova sociale e nella natura del branco.

Se, su quattro ragazzi, tre di loro iniziano a ridere, anche il quarto riderà, se non è in grado di pensare con la propria testa. Perché si sentirà trascinato dal gruppo. E l’esigenza di far parte di un gruppo è insita in ognuno di noi. Siamo animali, in fondo. Anche le scimmie si comportano così, le pecore, le mucche, le capre. È tipico di chi vive in branco.

Solo che dagli esseri umani ci si aspetterebbe un comportamento più evoluto. Ma ce n’è ancora molta di strada da fare, purtroppo.

Il branco, già. È lo stesso motivo per cui molti picchiano dei disabili, si dichiarano neonazi e danno fuoco a senzatetto, iniziano a fumare, bere o drogarsi: per compiacere il branco, ma anche perché “se lo fanno gli altri sarà giusto così”.

Per questo motivo ho voluto inserire nel titolo di questo articolo le parole “pericolo” e “debolezza”. Di questo si parla, in realtà, davanti a simili atteggiamenti. Ed è importante, secondo me, portare l’attenzione su questi aspetti della natura umana, troppo spesso sottovalutati.

Anche perché, con il dilagare del potere mediatico, sempre più persone prendono a imitare i comportamenti visti in tv o sul Web, solo perché, a forza di vederli, iniziano a considerarli “normali”. “Tanto lo fanno tutti”. E per non sentirsi “diversi”, appunto. Per essere parte del branco.

Il concetto di “diversità”, che da sempre è legato alla quotidianità di noi tourettici, è un concetto che ha molto a che fare con le trappole mentali di cui sto parlando. Così, capita che a un tourettico venga negato un posto di lavoro, perché ha comportamenti “strani”, “diversi dalla normalità”. Oppure, che non riesca a trovare un partner, o che a scuola venga isolato, per lo stesso motivo.

Non esiste un’età in cui la Tourette non abbia un peso sociale. E i mass media hanno un compito importante, in questo scenario. Non solo per la Tourette, ma anche per qualsiasi altra forma di “stranezza”.

Le pubblicità, i telefilm e ogni forma di comunicazione mediatica, ci presentano un mondo fatto di bellezza fisica, eleganza, gioia, feste, lusso. E siccome l’uomo è per natura un “avaro cognitivo”, nel senso che tende a limitare i ragionamenti e a prendere per buono ciò che riceve attraverso i 5 sensi, il gioco è fatto.

Ecco, allora, che la maggior parte delle persone inizierà a identificarsi in quell’espressione gioiosa del mondo, che considererà la “normalità”. Con conseguenze disastrose: dalla delusione per una realtà che non riesce a garantire ciò che ci hanno portato a desiderare, fino all’ossessione per la “bella presenza/superficialità/lusso” e all’allontanamento del “diverso”.

In questo modo, però, si esclude un grande valore: quello insito in ogni “diversità”. È la diversità che crea il mondo e lo rende magnifico. Per la Tourette (e anche per l’autismo) sono stati individuati, dopo anni di studio, tanti valori, fino a qualche tempo fa nascosti sotto la coltre dell’ignoranza che osservava solo la diversità: un quoziente intellettivo superiore alla norma, una spiccata creatività, una propensione per determinate materie di studio, un perfezionismo estremo nei lavori eseguiti e via dicendo.

Ma anche altre “diversità” hanno il loro forte valore aggiunto che la “normalità” non potrà mai avere. Prima fra tutti una immensa sensibilità.

Come sai, sono sempre positivo, ottimista, ma credo che, in questo caso, sia importante sottolineare la pericolosità di questo dilagante modo di pensare, di queste trappole mentali. Occorre educare la massa ad adottare un pensiero critico, in ogni occasione. A pensare con la propria testa e a chiedersi se si stia facendo o meno del male agli altri, facendo ciò che si sta facendo o pensando di fare. A chiedersi se ciò che di cui si è convinti sia davvero attinente alla realtà, o se si stia ignorando qualcosa di importante.

E bisogna educare soprattutto i bambini. Sia a scuola che in famiglia.

4 Commenti

  • Corrente Federica Posted 26 Settembre 2013 20:48

    Ciao,
    sono mamma di un ragazzo touretico di 13 anni e da 3 socia di ast-sit.
    Ti ringrazio molto per ciò che scrivi e per il fatto che usi la tua capacità esponendoti in prima persona. E’ molto importante e altruistico quello che fai! Hai perfettamente ragione riguardo i condizionamenti, sono dinamiche che avvengono e conosco bene perchè lavoro da molti anni come infermiera in un csm. Mio figlio sta entrando in un ‘età molto difficile, vedo che per lui è difficile frequentare la scuola e non è da tutti compreso/accettato.
    Ti ringrazio davvero molto per l’impegno che metti nel diffondere/informare ed emozionare chi ti legge.
    Buon lavoro e in bocca al lupo per il prossimo convegno in Sicilia, non posso esserci ma vi penserò. Ciao.
    Federica

    • Roberto P. Tartaglia Posted 29 Settembre 2013 11:11

      Ciao Federica,
      grazie di cuore per le tue parole!

      Come ripeto sempre, il nemico principale della Sindrome di Tourette non è la scarsa informazione, bensì la cattiva informazione.
      Come accade per ogni fenomeno che presenti una carattere di “novità”, anche sulla Tourette girano voci su presunte cure, presunte cause e presunti sintomi.
      Il fatto grave è che, troppe volte, queste errate informazioni arrivano proprio da addetti del settore, da “professionisti della mente”.

      La conseguenza è che i tourettici che arrivano a prendere per vere queste false informazioni si ritrovano a dover fare i conti con una nuova immagine di sé del tutto errata.
      E questo genera una serie di problemi a catena, sia in ambito privato che sociale.

      Per questo motivo lavoro sodo per fornire una corretta informazione sulla Tourette.
      E spero di farlo bene. Di sicuro mi impegno per dare il meglio di me.

      RT

  • Maura Posted 25 Aprile 2014 12:51

    Ciao!

    Articolo molto interessante ma, soprattutto, mi e’ piaciuta la tua riflessione sui comportamenti che si hanno quando si e’ in branco. Mi ha fatto pensare ad un racconto di Ammaniti in Fango, Rispetto, che sottolinea quanto siano feroci le dinamiche del branco.

    Grazie!

    • Roberto P. Tartaglia Posted 25 Aprile 2014 20:06

      Non conosco quel racconto…lo leggerò volentieri.
      Grazie Maura, anche per il suggerimento. 😉

      RT

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