Come fai a essere ottimista se hai la Sindrome di Tourette?
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Come fai a essere ottimista se hai la Sindrome di Tourette?

Questa domanda me la fanno in tanti. Mi chiedono come faccia a essere ottimista in merito alla Sindrome di Tourette. Mi dicono che, in realtà, la Sindrome di Tourette è un flagello, non un dono, come invece dico io.

E hanno pienamente ragione. La Tourette, se non controllata, può essere un dramma. L’ho vissuta anche io così. E anche dal mio romanzo “Lo scacciapensieri” si evince. Ma si evince anche che si può convivere benissimo con essa.

Così come ho fatto io.

Ecco perché dico che è anche un dono. Non si può considerare solo un flagello. Ogni elemento di questo mondo porta in sé ambedue le facce della medaglia. Per questo motivo trovo che nella domanda ci sia un errore: la parola “ottimista”.

L’ottimista è colui che vede solo il positivo del mondo. Atteggiamento che va benissimo quando si tratta di dover “scegliere col cuore”, ma che può creare danni per le scelte che richiedono oculatezza. Per quanto mi riguarda, infatti, in questi casi tale atteggiamento è tanto dannoso quanto il pessimismo (che fa vedere solo il negativo del mondo). Io, nelle scelte importanti della mia vita, preferisco essere realista.

Nel caso specifico, ho trovato deleterio lasciarmi trasportare dal pessimismo e vedermi come vittima di una malattia incurabile, destinato alla dannazione. Ma ho ritenuto altrettanto deleterio illudermi di non aver niente ed essere estremamente ottimista sul fatto che tutto sarebbe passato da sé e che io fossi solo “speciale”.

No, ho deciso di analizzare la questione. Di analizzare il contesto. E di modificare i filtri attraverso cui guardo il mondo. Solo facendo così ho visto che la Tourette porta con sé una serie di doti e qualità. Solo dopo ho capito che la Tourette può essere controllata, che ci si può convivere, e mi sono impegnato per farlo. Tutto qui.

Ottimismo e pessimismo non fanno per me. Sono scelte estreme. In realtà, entrambi gli atteggiamenti dovrebbero essere parte integrante della nostra vita. L’uno va a compensare l’altro. Sono amanti, non nemici. Proprio come il bianco e il nero nel simbolo del Tao, che si abbracciano anziché lottare.

Tutto il mondo è basato sull’alternanza degli opposti. Anche nell’insegnamento, tanto per fare un esempio di vita quotidiana. Pensaci: per spiegare a un bambino cos’è il giorno, bisogna fargli conoscere anche la notte. Per fargli capire cosa è buono, è necessario che il bimbo conosca anche cos’è sbagliato. In caso contrario, non avrebbe termini di paragone. Giusto?

Tutto l’universo è basato sull’alternanza e la convivenza di questi aspetti. Facci caso: anche nella tua vita, prima di uno splendido periodo positivo, ci sarà quasi sempre un periodo di negatività. Come se le forze positive si stessero caricando, per poi esplodere. È solo una metafora, ovviamente, non voglio trattare di spiritualità.

Ma torniamo a noi.

Che positivo e negativo siano parti di un progetto più ampio e non fini a se stessi, non accettabili come tali in ogni occasione, poi, ce lo dicono le parole stesse. Ecco, mettiamo che qualcuno si trovi davanti ai resoconti dell’esame di maturità. Chiude gli occhi e chiede a chi gli sta vicino: «Non voglio guardare, come sono i risultati?». E l’altro: «Positivi». «Wow!» Risponde lui.

Giusto?

Bene, ora mettiamo che la stessa cosa gli accada in ospedale, mentre è in attesa dei risultati dell’esame per l’HIV. Come vedi, i valori di “positivo” e “negativo” si invertono. E non solo le uniche parole a giocare sui loro valori.

Ora, senza perdere tempo, leggi questa parola: FINE.

L’hai letta in italiano o in inglese? A seconda della lingua, la stessa parola prende un significato positivo o negativo. Non solo. A seconda di come la si intenda, la stessa parola, nella stessa lingua, ha un valore positivo o negativo. In italiano, se “fine” è riferito a un dolore, ha valore positivo, se riferito a un amore, no. In inglese, “fine” vuol dire “bene” o “distinto”, ma anche “multa”. E, quindi, il valore cambia a seconda del contesto.

Il contesto è la chiave di tutto. Per questo ho imparato ad essere realista, perché si riesce ad analizzare meglio il contesto, se ci si pone in questo stato. Si riescono a modificare meglio i filtri attraverso cui si guarda il mondo.

Tornando alla domanda posta nel titolo, si è in grado di essere ottimisti o pessimisti, in merito alla Sindrome di Tourette, solo analizzando il contesto. E modificando i filtri, se necessario. Se si creano filtri attraverso cui la Tourette viene vista come una malattia incurabile, come un tunnel senza uscita, come una serie di disturbi debilitanti, si diviene pessimisti, in merito.

Se, al contrario, si creano filtri che ci permettono di guardare alla Sindrome di Tourette come a un’interessante “modifica naturale” del nostro sistema nervoso, grazie alla quale si è anche in grado di sfruttare potenzialità che ad altre persone vengono negate, se la si guarda come a un insieme di sintomi che basta solo imparare a controllare, allora si diviene ottimisti.

Ma, per gestire questi filtri, all’inizio si dovrà, per forza di cose, essere realisti e analizzare il contesto, per assegnare un nuovo valore alla Sindrome. Se non lo si riesce a fare da soli, basta affidarsi a qualcuno che lo faccia per noi. Che ci insegni ad analizzare il contesto.

Questo articolo spero che possa servirti. Io, a suo tempo, non trovai nulla del genere in giro. Per fortuna, però, nel 2010, entrò nella mia vita il Prof. Gianfranco Morciano, che mi insegnò, tra le altre cose, anche a cambiare filtri.

Questo atteggiamento “realistico” porta con sé la capacità di saper gestire ogni aspetto della propria vita. Rileggi l’articolo e sostituisci a “Sindrome di Tourette” il tuo problema contingente. Il ragionamento fila lo stesso, giusto?

Ecco spiegato perché sono ottimista riguardo alla Sindrome di Tourette: il mio ottimismo non è altro che una conseguenza del mio essere realista, del mio saper analizzare il contesto e di saper rimettere in discussione tutte le premesse. Non cedere al pessimismo e non lasciarti convincere dall’ottimismo. La verità è sempre nel mezzo.

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