Bullismo e cyberbullismo: il ruolo dei mass media
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Bullismo e cyberbullismo: il ruolo dei mass media

Nell’era digitale, il dibattito sulla correlazione tra bullismo o cyberbullismo e mass media, come la televisione e i videogiochi, è più attuale che mai. In fondo, viviamo in un mondo dove i media sono onnipresenti nella nostra vita quotidiana. Quindi? Cosa si può fare?

 

Bullismo e cyberbullismo: la teoria del modello sociale

Secondo la teoria dell’apprendimento sociale di Albert Bandura, gli individui imparano e imitano comportamenti osservandoli in altri, inclusi quelli visti nei media. Questo suggerisce che l’esposizione ripetuta a scene di violenza nei media possa normalizzare la violenza come metodo di risoluzione dei conflitti nella vita reale.

Questione che diventa ancor più impattante oggi, in un mondo in cui i media sono sempre con noi e diventano parte di noi, un’estensione della nostra vita reale. Non a caso si parla di “personal media”.

E parliamo di media in cui la violenza (verbale, relazionale, fisica) è ovunque: nei TG, nei video musicali, nei film, nelle serie TV, negli shorts…

Ma questo fenomeno viene indagato dalle ricerche scientifiche già da molti anni.

 

Studi e ricerche sull’impatto dei media su bullismo e cyberbullismo

Diverse ricerche hanno esaminato l’associazione tra l’esposizione a contenuti violenti e l’aggressività.

Ad esempio, uno studio pubblicato su “Journal of Personality and Social Psychology” ha evidenziato come l’esposizione a videogiochi violenti possa aumentare i pensieri aggressivi e diminuire l’empatia, nei giovani.

Ma uno degli studi più interessanti è stato pubblicato nel lontano 1992 dalla più autorevole rivista medica al mondo: il Journal of The American Medical Association.

Dalla ricerca emerse che vi fosse una correlazione diretta di causa-effetto tra la violenza vista in TV (allora non c’era ancora il Web) e l’aumento della violenza nella vita reale… a distanza di 15 anni!

Già, perché questo è il periodo di tempo che un bambino impiega per diventare adulto. I medici americani sono convinti che, se negli anni fossero stati tenuti i bimbi lontani dalla violenza in TV, oggi avremmo circa 10.000 omicidi annui in meno, 70.000 stupri e 700.000 tentati omicidi in meno.

A dirla tutta, questo nesso era già stato evidenziato nel report “1972 Surgeon General Report”

Ma non è tutto.

Nel 2001, infatti, prese vita la famosa ricerca della Stanford University (Stanford Study). La ricerca mostrò un calo del 50% dell’aggressività verbale e del 40% di quella fisica nei giovani che restavano lontani da TV show e videogiochi violenti.

 

Bullismo e cyberbullismo: perché è così facile diventare dipendenti dalla violenza?

Rispondere a questa domanda è più semplice del previsto: per una questione evolutiva.

Proprio come tutti gli altri animali, sin da piccoli siamo molto bravi nell’apprendere quelle strategie che possano salvarci la vita, come fuggire o lottare. Ed ecco che assistere alla violenza ha nei bimbi un forte effetto emulativo, come nei cuccioli di leone ha effetto vedere la mamma che va a caccia.

Ma non tutti siamo portati alla lotta, quindi non tutti sviluppano poi violenza. Alcuni sviluppano azioni difensive per evitare i pericoli: ansia, depressione, isolamento, paura

In ogni caso, è una gran problema.

Nel mio bestseller per ragazziOps…” uno dei bulli diventa violento perché ha imparato a imitare il comportamento di suo padre. Ecco, mi riferisco proprio a questo effetto.

Lo stesso effetto lo hanno i film porno (ormai reperibili ovunque e da chiunque, con il Web) sugli adolescenti, età in cui gli ormoni ci fanno comprende l’importanza della riproduzione.

Guardare film hard in cui le donne vengono sottomesse e si dimostrano felici di subire umiliazioni e ogni altro tipo di fantasia maschile a cosa credete che porti? Esatto: all’emulazione nella vita reale! Quindi, a violenza.

 

Il bullismo e il cyberbullismo tra censura mediatica e rilevanza morale

Nel “1972 Surgeon General Report” si diceva anche che il tabacco uccide. Quindi, la domanda viene spontanea: perché del tabacco se ne parla e dei mass media no?

Semplice, perché della correlazione tra cancro e tabacco ne parlano i mass media, non le aziende produttrici di tabacco. Viene da sé che i mass media non hanno molta voglia di dire: siamo noi una delle principali cause di violenza (ma anche ansia, depressione, attacchi di panico…).

Anzi, negli anni la situazione è anche peggiorata. Pensiamo ai film di Hollywood. Un tempo i film aderivano spontaneamente al cosiddetto “Codice Hayes”, che metteva la rilevanza morale dell’intrattenimento come punto fondamentale di ogni produzione artistica. Nei film, quindi, il crimine veniva punito con la legge.

Poi, si è andati sempre più verso l’esaltazione di antieroi e giustizieri privati che si pongono al di sopra della legge e che risolvono ogni conflitto con la violenza. E questi protagonisti sono sia maschili che femminili. Ecco anche perché la violenza riguarda entrambi i sessi.

Male… molto male.

 

Cosa fare per combattere bullismo e cyberbullismo?

A questo punto ci si chiede cosa fare.

Ovvio, non tutti i bambini e gli adolescenti diventano violenti, o ansiosi. Molti crescono sani ugualmente, perché la vita e l’educazione riescono a smorzare gli effetti nefasti di alcuni show e giochi.

Ma perché rischiare? Si tratta di esposizioni che creano modifiche fisiche al cervello dei giovani.

La soluzione è davanti ai nostri occhi ed è scritta poco più su: sfruttiamo gli studi di Bandura e la “legge dei 15 anni”. Tra 15 avremo giovani più sereni e meno violenti se iniziamo da ora a esporli a spettacoli e giochi educativi. Ne è pieno il web e ne sono piene le TV.

Non lasciamo che lo show business ci rovini, a chi produce show e giochi violenti non interessa l’effetto che producono sugli altri, ma quello che producono sulle proprie tasche. “Sono solo affari”, direbbe il Padrino.

Chi produce tutto ciò lo sa bene. Pensiamo a quanto emerso nel documentario “A social dilemma”: chi produce dispositivi mobile e app tiene i suoi figli lontani da questi aggeggi fino all’adolescenza. Proprio loro che li creano? Eh sì… perché ne conoscono bene gli effetti.

Come dico nel mio romanzo per ragazzi “Rebe Rebelle”, noi adulti siamo dei mentori per i giovani. Allora, svolgiamo al meglio il nostro ruolo: diamo loro dei modelli virtuosi da seguire, aiutiamoli a comprendere il mondo e a scegliere la loro strada.

Ascoltiamo cosa dicono, chiediamo loro che film preferiscono, a quali videogame giocano, studiamo il modo in cui (e con chi) passano le giornate. Abbiamo una grande responsabilità, in tutto questo, noi adulti.

 

 

 

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