Bullismo e cyberbullismo: come proteggere i giovani a scuola e nel digitale
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Bullismo e cyberbullismo: proteggere i giovani nelle scuole e nel mondo digitale

Nell’era digitale in cui viviamo, il bullismo e il cyberbullismo sono diventati fenomeni sempre più pervasivi, con profondi impatti sulla vita dei giovani. La protezione di questa vulnerabile fascia della popolazione è diventata cruciale per garantire un ambiente sicuro e positivo.

In questo articolo, esploreremo le sfide del bullismo e del cyberbullismo, analizzeremo le loro radici e vedremo strategie concrete per proteggere i giovani.

 

Introduzione al bullismo e cyberbullismo

Il bullismo e il cyberbullismo rappresentano una minaccia reale per la sicurezza e il benessere dei giovani, ancor più in un mondo così digitalizzato. L’aumento dell’accessibilità a internet ha introdotto nuove forme di violenza, spesso nascoste dietro lo schermo di un dispositivo.

Alle aggressioni fisiche ben note da tempo, rimaste troppo spesso nell’ombra del “tanto sono ragazzi”, infatti, oggi si sono affiancate minacce talvolta anche più serie, dalle quali è difficile difendersi e che possono lasciare cicatrici indelebili nella mente dei giovani, a livello identitario, valoriale e di autostima.

 

Cos’è il bullismo?

Il bullismotradizionale” è caratterizzato da comportamenti aggressivi ripetuti da parte di un individuo o di un gruppo con un potere maggiore nei confronti di una vittima più debole. Queste aggressioni possono essere fisiche, verbali o sociali.

Una delle caratteristiche più evidenti dei fenomeni di bullismo è proprio la disparità di potere. L’aggredito è meno forte dell’aggressore, a livello fisico e a livello mentale. Nel caso servisse, la disparità viene accentuata e rafforzata anche dal classico attacco in branco, o con armi.

Non pensiamo al bullismo solo come agli spintonamenti, agli insulti, alle minacce o ai pugni, ripensiamolo in modo più ampio. L’evitamento e l’emarginazione sono bullismo, la messa in circolazione di cattive voci o umiliazioni varie sono bullismo.

E non pensiamo che negli atti di bullismo ci siano solo due attori: aggressore e aggredito. Errato! Ce ne sono di più. Chi?

I testimoni, per esempio, che possono avere un ruolo cruciale con interventi diretti (fermando l’atto), o indiretti (chiamando gli adulti di riferimento, o il 112). Ma possono anche scegliere di non intervenire, voltandosi dall’altra parte, o addirittura di fornire appoggio ai bulli (riprese con smartphone, sorrisi, incitazioni…). Il ruolo dei testimoni, dunque, può essere fondamentale per fermare un’aggressione prima che diventi molto grave.

E poi ci sono gli educatori. Come dico anche nel mio libro “Rebe Rebelle”, dobbiamo metterci in testa che noi adulti abbiamo un ruolo da mentori nelle vite dei giovani. Cosa insegniamo loro? Che aggredire è una cosa corretta? Che discriminare ci rende forti?

Le responsabilità, come evidente, sono condivise.

 

Cos’è il cyberbullismo?

Il cyberbullismo si manifesta, invece, attraverso l’uso di tecnologie digitali (come dice il prefisso stesso). Questo fenomeno può includere insulti, minacce, diffamazioni e diffusione di contenuti offensivi o privati tramite social media, messaggi di testo, e-mail e altro ancora.

In questo scenario, dunque, non basta sapersi difendere verbalmente o fisicamente, per uscirne indenni. Non si può contare nemmeno sull’intervento immediato di testimoni coraggiosi. Spesso la sensazione che si prova è di essere soli contro il mondo. Un mondo che sta lì fuori e ci sta giudicando sulla base di ciò che è stato diffuso dai bulli.

La vittima può sentirsi costantemente sotto attacco, anche nei luoghi che dovrebbero garantirle sicurezza, come la propria casa. “Non c’è via di scampo”, si è portati a pensare. “Tutto è online, non si può tornare indietro. È finita.”

Ecco perché non sono rari, purtroppo, i casi di gesti estremi o forti stati ansioso-depressivi. Minimizzare tutto questo come se fosse un’innocente burla è uno dei peggiori errori che possiamo commettere.

 

I segnali del bullismo

Riconoscere i segnali del bullismo è fondamentale per intervenire tempestivamente. Cambiamenti nel comportamento, isolamento sociale, cali nelle performance scolastiche e segni evidenti di disagio emotivo o fisico (dolori, affaticamento, stress, ansia, depressione, problemi digestivi…) possono essere segnali di un’esperienza traumatica.

Insomma, basta essere degli adulti attenti, perché i segnali arrivano sempre. In questi casi il pediatra o il medico di base può aiutare a interpretare segnali che apparentemente non hanno cause riscontrabili.

Ricordiamo che una delle caratteristiche del bullismo è la reiterazione degli attacchi, non si tratta mai di un gesto isolato. Questo accanimento quotidiano porta la vittima a perdere fiducia in sé, gioia di stare in mezzo agli altri, il sorriso.

In fasi delicate come l’infanzia e l’adolescenza, dove la nostra identità personale e sociale viene costruita, dove la socialità è il principale mezzo di crescita e di conoscenza del mondo, una simile condizione può generare danni permanenti, o quantomeno profondi, che creeranno adulti insicuri, frustrati e talvolta anche violenti (il cosiddetto soggetto vittima-bullo).

Tutti i soggetti coinvolti in un atto di bullismo hanno ripercussioni. Si va dalla perdita di autostima e disagi emotivi nelle vittime alle difficoltà relazionali e uso di violenza e sostanze dei bulli, fino alla perdita di fiducia nel gruppo di pari dei testimoni, che possono sperimentare anche un difetto di autostima, se non riescono a intervenire pur volendo.

Un ottimo esempio di tutto questo lo si vede nel film premiato a Cannes “Il patto del silenzio”, che ho avuto l’onore di aver accompagnato nelle sale italiane, nel 2023, con il mio libro per ragazziOps…”.

 

Cosa fare: educazione alla sicurezza e dialogo aperto

Genitori e insegnanti devono fornire una solida educazione alla sicurezza online e offline. I giovani devono capire i rischi associati all’uso di internet e apprendere come proteggersi da potenziali minacce, ma anche come intercettare possibili minacce nel mondo fisico e come difendersi.

In questo senso, instaurare una comunicazione aperta con i giovani è cruciale. Noi adulti dobbiamo creare un ambiente in cui i nostri bimbi e adolescenti si sentano liberi di condividere le proprie esperienze senza paura di giudizi.

Parlo anche di bimbi perché l’importanza di acquisire un determinato status sociale inizia a essere compresa dalle nostre menti intorno ai 5-6 anni. E l’acquisizione di uno status sociale da leader è tra i principali motori che muovono gli atti di bullismo.

Quindi, non pensiamo che tutto inizi con le scuole secondarie: altro sbaglio che spesso si commette.

Per quanto riguarda il cyberbullismo, ricordiamo che il monitoraggio delle attività online, svolto con rispetto per la privacy, può aiutare a individuare comportamenti sospetti o situazioni di rischio.

 

Bullismo e cyberbullismo: insegnare l’empatia

Quando vado nelle scuole con il mio libro “Ops…”, uno dei punti cruciali che tocco è quello dell’empatia. Ai ragazzi spiego che è una specie di superpotere che abbiamo: ci permette di comprendere i pensieri (empatia cognitiva) e le emozioni (empatia emotiva) degli altri.

È possibile sviluppare empatia tramite:

  • la lettura narrativa,
  • l’ascolto attivo e privo di giudizi
  • con attività di recitazione che ci permettono di entrare nei panni degli altri

Tutto ciò è fondamentale, per ridurre i fenomeni di bullismo.

Non si può fare del male a qualcuno se si comprende la sua sofferenza. L’assenza di empatia è un altro elemento fondamentale dei fenomeni di bullismo.

Promuovere l’empatia nel mondo online è ancora più essenziale.

Lo schermo non ci permette di fissare degli occhi sofferenti, di percepire un tremolio di paura nella voce, di vedere la vittima indietreggiare intimorita. E provare empatia è più difficile. I giovani devono capire l’importanza di rispettare gli altri anche online e comprendere l’impatto delle loro azioni sulla vita di chi li circonda.

 

Bullismo e cyberbullismo: il ruolo delle scuole e delle comunità

Infine, le scuole e le comunità (scuole di musica, di teatro, di danza, A.C.R., palestre…) devono collaborare per affrontare insieme il problema del bullismo e del cyberbullismo. Organizzare workshop, seminari e programmi educativi può contribuire a sensibilizzare e a fornire risorse pratiche.

La protezione contro il bullismo richiede uno sforzo collettivo. L’impegno delle scuole e comunità locali è fondamentale per creare un ambiente di supporto per i giovani.

 

Bullismo e cyberbullismo: le diversità

Il motto del mio libro “Ops…” è “Siamo tutti diversi, è questo a renderci uguali“.

Con questa frase ho voluto lanciare un messaggio forte ai giovani: non ha senso parlare di diversità, perché tutti siamo diversi da tutti. Ognuno è unico e speciale a modo suo.

Questo è un punto fondamentale per la lotta al bullismo, dobbiamo far passare questo concetto nelle scuole e nelle famiglie, perché spesso la cosiddetta “diversità” è il motore che scatena le aggressioni. Quali diversità? Molte:

  • il sovrappeso o il sottopeso
  • il colore della pelle
  • la religione
  • il Paese di provenienza
  • il dialetto
  • la timidezza
  • disturbi o disabilità

Solo solo scuse, pretesti per scatenare un’aggressione. Ecco perché un’educazione alla preziosità delle diversità deve essere affiancata a quella sull’empatia. La diversità è ciò che crea vera ricchezza e mantiene in piedi gli equilibri che garantiscono la vita sul nostro pianeta. Partiamo da questo punto, per far comprendere quanto sia importante includere e valorizzare le singole diversità.

 

Bullismo e cyberbullismo: conclusioni

Proteggere i giovani dal bullismo e dal cyberbullismo richiede un impegno continuo. Educare, comunicare apertamente e coinvolgere la comunità sono le chiavi per creare un mondo più sicuro.

Investire nella sicurezza online dei giovani, poi, significa investire nel loro futuro e nella costruzione di una società più rispettosa e inclusiva.

È ora di collaborare tutti per proteggere le generazioni future dall’oscurità del bullismo e creare un mondo luminoso e sicuro per i nostri giovani.

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