Self publishing, cos’è davvero?

Book and tablet

Sicuramente hai sentito parlare del self publishing, ma hai idea di cosa sia davvero?

Ti faccio questa domanda perché, negli ultimi tempi, ne ho lette e sentite di tutti i colori su questo nuovo fenomeno.

Per questo ho deciso di parlarne, nella speranza di fare un po’ di chiarezza parendo dalla mia esperienza personale.

Io mi interesso di self publishing dal 2009, da quando, cioè, ho autopubblicato il mio primo romanzo: “Casus belli”. Ma ho avuto anche a che fare con l’editoria tradizionale e, purtroppo, con l’editoria a pagamento. E nulla di tutto ciò può essere paragonato al self publishing, checché se ne dica.

Il self publishing è il nuovo modo di fare editoria che, grazie a servizi forniti online, sposta l’attenzione dall’editore all’autore. Quindi l’autore si ritrova libero di pubblicare ciò che vuole, quando vuole, mantenendo sia i diritti d’autore sulla sua opera, sia la responsabilità di ciò che scrive.

Semplice, no?

Eppure c’è gente che definisce il self publishing nei modi più assurdi, arrivando anche a vederlo come il nuovo metodo per fare soldi facilmente grazie al Web. Che mi risulti, non esiste un metodo per fare soldi facilmente e in modo onesto, in questo mondo. Detto questo, con il self publishing, soldi se ne possono fare, e i colleghi di penna d’oltreoceano ce lo insegnano, ma bisogna lavorare sodo. Ad ogni modo, il self publishing non nasce con questo intento, come dicevo prima.

E c’è anche gente che stigmatizza il self publishing e lo paragona addirittura all’editoria a pagamento. Come ti dicevo, ho avuto a che fare con questo fenomeno, senza cadere nella trappola, per fortuna, e il self publishing non c’entra nulla con il cancro dell’editoria a pagamento. Te l’assicuro!

L’editoria a pagamento chiede ingenti quantità di denaro, all’autore. Il tutto per pubblicare il suo libro e poi relegarlo in un angoletto, privando l’autore di tutti i diritti sull’opera. Una macchina mangiasoldi, insomma. Il self publishing, invece, quello serio, non chiede soldi per pubblicare. La pubblicazione è gratuita. Tutt’al più si possono acquistare il codice ISBN, per vendere il libro dovunque nel mondo, o servizi professionali come l’impaginazione e la traduzione. Ma non si paga per pubblicare!

Infine, assurdo ma vero, ho letto dichiarazioni di persone che vedono la vita di un autore indipendente ridotta in cenere, tutta dedita all’autopromozione, senza vita sociale, senza tempo per scrivere, nella miseria più totale. Un disastro!

Come ti dicevo, io mi autopubblico dal 2009 e, t’assicuro che non ho fatto questa fine. Io scrivo, e scrivo molto: romanzi, comunicati stampa, articoli giornalistici, post, racconti, sceneggiature e altro ancora, faccio personal branding quotidianamente, curo le mie presenze social, mi occupo dei miei newsradar, ogni giorno, porto avanti il mio progetto “Vivere di scrittura” e, non ci crederai, ma riesco ad avere una vita sociale, giro il mondo quando posso e mi godo i fine settimana. Proprio come una persona normale :).

Non so perché siano state rilasciate queste dichiarazioni in giro, non so perché si tenti di sminuire a tutti i costi il fenomeno del self publishing. Forse perché fa paura, perché rappresenta l’inizio della fine dell’editoria tradizionale. Oppure sono state rilasciate solo per il piacere di parlare di un argomento tanto di moda. Anche senza cognizione di causa.

Una regola fondamentale per chi scrive romanzi è: mai parlare di argomenti che non si conoscono. Bene, credo che questa regola debba essere rispettata anche in altri settori.

Tu che ne pensi? Lasciami pure i tuoi commenti qui sotto e parliamone un po’.