Come si scrive un giallo e come un thriller psicologico?

Come si scrive un giallo e come un thriller psicologico?

Oddio, con questo titolo mi sono messo nei guai da solo. Spiegare come scrivere un giallo classico o un thriller psicologico è impresa ardua. E io non sono Simenon, ovvio. Ma ci provo, dato che il precedente post sull’argomento “giallo vs. thriller psicologico” ha avuto molto seguito.

Le informazioni in merito sono tantissime. Dall’idea di scrittura all’ideazione dei personaggi, dalla creazione di atmosfere alla scelta degli argomenti da trattare. Vediamole insieme. In realtà, avrei dovuto pubblicare questo articolo sull’altro sito, dove insegno come vivere di scrittura, ma dato il tema trattato, l’ho inserito qui. 🙂

 

SULLO SCRIVERE DI GIALLO E THRILLER

Scrivere ed essere scrittori sono concetti che, con gli anni e l’educazione, sono stati deformati, disegnando nelle nostre menti immagini surreali di questo mondo, che nulla hanno a che vedere con la realtà.

Io stesso ho fatto fatica a scrollarmi di dosso questi pesi inutili.

La scuola ci ha insegnato che, per scrivere qualcosa di buono, bisogna scrivere molto. Un tema prendeva 10 se era lungo e scritto in italiano corretto. Quindi, gli unici due elementi di cui tener conto erano la grammatica e la lunghezza.

Bisognava scrivere pagine e pagine di tema. Quando vedevamo i nostri compagni chiedere, durante un esame o una prova, altri fogli protocollo al professore, pensavamo «quello prenderà 10, perché io non ci riesco?»

Così siamo cresciuti con l’idea che la lunghezza di un racconto sia tutto. Idea che ci è stata rafforzata, negli anni, anche dalla lettura di best seller-tomi come i libri di Ken Follett, o di Stephen King. Così abbiamo associato, di nuovo, la qualità alla lunghezza del tomo. Erroneamente.

Nessuno ha mai detto che il valore di un libro va calcolato a peso. Anzi, molte volte la lunghezza è un difetto, non una qualità. In realtà, a scuola avrebbero dovuto insegnarci a scrivere concetti profondi in poche parole. Eliminando il superfluo.

Un grande scrittore, infatti, è colui che riesce a esprimere concetti complessi con poche, semplici parole. Non chi scrive volumi enciclopedici solo perché l’editore, magari, gli ha imposto di buttar giù un numero interminabile di battute per motivi di mercato.

A proposito della figura dello scrittore, poi: come ce la siamo disegnata nella nostra mente?

Io avevo un’idea stramba degli scrittori. Per me erano figure mitologiche, con un’intelligenza superiore. Persone a cui bastava guardare un oggetto per dar vita a una storia compiuta. Ma la realtà è molto differente.

Thomas Edison diceva che il genio è ispirazione per l’1% e traspirazione per il 90%. Ciò sta a significare che l’intuizione è alla base di un buon lavoro, ok, ma il resto lo fa solo la fatica, la passione, la costanza.

Chi crede di diventare scrittore solo mettendo due parole in fila, magari per molte pagine, come a scuola, e vendere libri per fare soldi non sarà mai uno scrittore. Sarà solo un povero illuso che, ben presto, si ritroverà a piangere il tempo perso nel tentativo di diventare scrittore.

Lo scrittore è una persona che ama scrivere, per passione o anche lavoro, e che impiega ore della propria giornata a mettere giù parole, per raccontare una storia che valga la pena di essere raccontata. Al di là del significato che si cela dietro di essa. Lo scrittore scrive per il piacere di narrare. Poi, ovvio, ogni buona storia ha degli insegnamenti dentro di sé.

Per questo, molte volte, quando i critici si complimentano con gli scrittori per la profondità del messaggio implicito nella storia, questi ultimi rispondono con un disarmante «Io volevo solo raccontare una storia

 

I PERSONAGGI

E passiamo, ora, alla parte pratica. I personaggi sono importantissimi in un romanzo. Ancor più se si tratta di thriller psicologici o gialli classici, dove i comportamenti umani e i processi mentali sono i veri protagonisti della storia.

Come spesso si suol dire, nelle scuole di scrittura e nei manuali, i personaggi devono essere tridimensionali. Ma cosa si intende con questo termine?

Si fa riferimento  a personaggi che, una volta portato il lettore all’interno della storia, sembrano essere reali. Personaggi che hanno delle peculiarità caratteriali, delle esperienze di vita vissuta, delle idee assolutamente pertinenti con i loro comportamenti all’interno della storia.

Sto parlando di personaggi coerenti e originali.

Dove trovare idee per i personaggi? Ma dalla vita reale, ovviamente. Non immagini quanti personaggi si possano incontrare, ogni giorno, scendendo nella metropolitana per andare al lavoro. Oppure al supermercato mentre fai spesa. Oppure nella sala d’attesa del medico. Ognuno con caratteristiche fisiche o caratteriali particolari, che vale la pena valorizzare in un racconto. Questo si intende con “personaggi tridimensionali”.

Molte persone credono che i personaggi siano di poco valore, che sia il contesto a fare la storia, o l’intreccio. Ebbene, una storia senza personaggi originali o memorabili è una storia che non vale la pena ricordare. Anche perché sono i personaggi che creano il vero intreccio.

Se Don Rodrigo non fosse stato così focoso e caparbio, “I Promessi Sposi” avrebbero avuto la stessa fama? E se il mostro di “It” non fosse stato un pagliaccio in grado di richiamare alla mente le paure più recondite della nostra infanzia, trasformando un simbolo di innocenza nel demonio, il libro avrebbe fatto tanta paura?

I personaggi danno vita a ciò che è il cuore di ogni storia: il conflitto.

Nei thriller psicologici il conflitto è soprattutto interiore. Un conflitto che il personaggio (o i personaggi) vive con se stesso. Uno schizofrenico che non è in grado di distinguere la realtà dalle sue allucinazioni, un uomo che non riesce a ricordare il perché delle sue azioni, una donna paralizzata a causa di una strana droga.

Ovviamente, poi, questi conflitti interiori si riversano nel mondo esterno, creando, inevitabilmente, conflitti con gli altri personaggi. Ma se i personaggi fossero piatti e senza carattere? Tutto ciò non vedrebbe mai la luce.

Lo stesso dicasi per i gialli classici. Nei libri della Christie, spesso i personaggi vivono conflitti familiari per questioni di eredità o amori nascosti. Si tratta di personaggi “vivi” che hanno passioni, dolori e segreti. Condizioni che, inevitabilmente, creano conflitto.

Ogniqualvolta scrivi una scena, non chiederti “questa scena cosa insegna”, ma chiediti “questa scena a che domande dà vita”. Le tue parole devono arrivare al cuore del lettore e far sì che questo si ponga delle domande, che dia vita a dei dubbi e si dia delle risposte.

 

SHOW DON’T TELL

A tal proposito, un consiglio che vale per ogni momento della scrittura: fa’ tua la tecnica dello “show don’t tell”, ovvero “mostra, non dire”. Per farti capire questo concetto ostico che, troppe volte, viene confuso con le descrizioni, ti farò un esempio.

L’esempio cade nel mondo dell’illusionismo. Un mago si trova sul palco, in un teatro gremito di spettatori. Deve nascondere il suo trucco e far credere al pubblico che il cilindro, da cui farà comparire un coniglio, sia vuoto. Se il mago dicesse “vedete? Questo cilindro è completamente vuoto” commetterebbe un errore e porterebbe il pubblico a chiedersi, “perché mai me lo dice? Vuol dire che lì è il trucco”.

Allora cosa fa il mago? Non pronuncia una sola parola, ma prende il cilindro, lo mostra al pubblico e lo rovescia sottosopra. In questo modo, il pubblico creerà nella propria testa la seguente frase: “caspita, il cilindro è vuoto, l’ho visto con i miei occhi”.

Capito? Questa regola ti dice che le parole vanno usate con parsimonia e che non occorre descrivere tutto, ma solo il necessario. Quel poco che basta affinché la mente del lettore completi il tutto con propri ragionamenti.

 

L’ATMOSFERA

L’atmosfera è importante almeno quanto i personaggi. Stiamo scrivendo psychothriller o gialli, quindi, tutto deve essere impregnato di mistero. Dal setting agli atteggiamenti dei vari personaggi.

Se mi trovassi a dover scegliere l’ambientazione di un omicidio per un “enigma della camera chiusa”, ovviamente sceglierei un setting adatto. Si tratta di un thriller psicologico? Andrebbe bene un ex manicomio abbandonato. Oppure un ospedale psichiatrico attualmente attivo. Non andrò, di certo, ad ambientare il tutto in un ristorante dove si festeggiano le nozze di due novelli sposi.

A meno che non sia così bravo da trasformare l’innocenza del setting in un aspetto inquietante della natura umana o del mondo, proprio come ha fatto King con “It”.

Allo stesso modo, se volessi scrivere un giallo classico, magari ambientato nell’Inghilterra vittoriana, sceglierei un castello, oppure una tenuta nobile, o un cottage. Non di certo un appartamento nel centro di Londra.

L’atmosfera viene creata da un mix di ingredienti sapientemente dosati. Come dicevo prima, ha tanta importanza il setting quanto il comportamento dei personaggi. Comportamenti ambigui, doppi giochi, personaggi che si infilano negli eventi ma hanno tutt’altro per la mente e nulla a che fare con il crimine in atto, sono elementi fondamentali per gialli e psychothriller.

Distolgono l’attenzione e creano la costante ombra del sospetto. Su qualsiasi personaggio inizi a muoversi all’interno della storia. Gli intrecci migliori, per me, sono proprio quelli in cui tutti i personaggi sono potenzialmente sospettati. Così da creare quel senso di pericolo e sospetto da tagliare il fiato.

 

ARGOMENTI E INTRECCIO

A te la scelta degli argomenti da trattare. Proprio come per i personaggi, le idee sono sempre lì, dietro l’angolo, nella metropolitana, nelle cene di famiglia. basta avere la mente ben predisposta, in grado di guardare la realtà con occhi magici, come fanno i bambini.

Ovviamente, raccontare la realtà così com’è è di una noia mortale!

Occorre prendere spunto da eventi reali, ma romanzarli, appunto, renderli appetitosi, ricchi di fascino e mistero. Avresti mai pensato che un motel potesse incutere tanta paura prima di vedere “Psyco“? Avresti mai immaginato di guardare alle attività del tuo vicino di casa con occhi indagatori, prima di vedere “La finestra sul cortile”? Hitchcock è stato un genio assoluto in tal senso. È stato in grado di scovare nella semplici quotidianità, elementi di estremo stupore.

E sta a te anche saper mescolare le carte tanto da rendere i colpi di scena finali dei veri colpi di scena, non semplici e ovvi epiloghi. Se sei alla ricerca di strategie per mescolare le carte e creare nuove idee per confondere la mente del lettore, ti invito a leggere “Pensare come un mago”, di Matteo Rampin. Un libro che, a differenza di quanto prometto il titolo, non è un semplice trattato di prestidigitazione, ma è un manuale di problem solving, di pensiero laterale strategico. Unico nel suo genere.

 

Sono riuscito a chiarirti un pochino le idee? Ho cercato di rispondere alle domande che mi sono state poste, sia pubblicamente che privatamente, a seguito del precedente post.

 

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6 Comments

  • Claudia Posted 22 gennaio 2016 22:05

    Concordo su tutto, specialmente sulla tridimensionalità del personaggio. Dopo tre romanzi ho voluto scrivere un poliziesco. Mi piacerebbe avere il parere di un esperto, seguirò i tuoi consigli. Grazie 🙂

    • Roberto P. Tartaglia Posted 23 gennaio 2016 11:07

      Grazie a te! Qual è il titolo del tuo romanzo poliziesco?

      • Claudia Posted 24 gennaio 2016 11:49

        È provvisorio ma per ora: Aaron Fisher e la legge del Caos. Ci sono due narratori che si alternano, una detective, Allison Carter, e questo ragazzo, Aaron Fisher. Sono coinvolti in un caso di droga e rapimenti a Bluehill. Immaginaria cittadina della Georgia negli States 🙂

        • Roberto P. Tartaglia Posted 24 gennaio 2016 16:24

          In bocca al lupo!!! :)))

  • Ele Posted 2 marzo 2016 12:52

    Ciao! Ho letto con piacere i tuoi consigli. Sto provando a scrivere un thriller poliziesco e questo mi crea non poca difficoltà per il fatto che devo cercare assolutamente informazioni su argomenti quali metodi investigativi, analisi, ecc. Spero di riuscirci e soprattutto di intrecciare bene i personaggi nella storia.

    • Roberto P. Tartaglia Posted 2 marzo 2016 14:17

      Grazie Ele!
      Lo spessore dei personaggi, l’accuratezza dei dettagli tecnici e le atmosfere sono gli ingredienti principali per un buon romanzo di genere.
      Se non riesci a trovare ciò che ti serve, ti consiglio di virare verso indagini più deduttive e meno scientifiche.
      Metticela tutta! 🙂

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